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di Floriana Ferrando


Da ribelle in chiodo di pelle a ragazzo della porta accanto in camicia elegante: con la barba incolta, i modi rudi e la reputazione da vero playboy ha dominato per anni l’immaginario collettivo del panorama musicale ma ora lo stereotipo della rockstar dura e pura è acqua passata. La webzine culturale Flavorwire.com ha selezionato i dieci cantanti e gruppi musicali che negli anni hanno abbandonato il vero rock virando su generi più dolci e decisamente commerciali.

Prendiamo gli Eagles. Già dal nome (“aquile” in inglese) ci si aspetterebbero acrobazie di suoni degne della California degli anni Settanta, quando le stelle della musica si destreggiavano fra sesso, droga, alcool e rock’n’roll. Ma per il gruppo statunitense non c’è niente da fare, con la pubblicazione del singolo Hotel California - troppo dolce sia nel testo che nella musica - hanno detto addio al mondo rock. Poco male se significa vendere oltre 20 milioni di copie.

Guarda il video di Hotel California



Che fine ha fatto, invece, il rock contaminato dai ritmi reggae di Roxanne, uno dei più grandi successi dei Police? Da stella del gruppo punk-rock inglese di fine anni Settanta a solista new-age, è stata una vera rivoluzione quella di Sting. A dire il vero aveva provato a mantenersi sulla strada del rock con la collaborazione nel 1985 con i Dire Straits per il singolo Money for Nothing ma i look poco accattivanti e la sua voce in falsetto che caratterizza gli ultimi successi gli sono ormai costati il titolo di rocker.

Guarda il video ufficiale di Roxanne dei Police



Stessa sorte per i Matchbox 20, band nata in Florida a metà anni Novanta. La collaborazione del cantante del gruppo con Carlos Santana, uno che di rock se ne intende, nel brano Smooth non deve trarre in inganno, basta ascoltare pochi secondi del singolo 3 AM per rendersi conto che il loro genere è davvero soft. Un brano lacrimoso “che starebbe più a suo agio in un centro commerciale che in un bar”, Flavorwire.com non poteva rendere meglio l’idea.

Tuttavia chi lo dice che dimettersi da rockstar sia un fallimento? C’è chi con il genere melodico ha sbarcato il lunario. È il caso dei Coldplay che hanno fatto di tutto per diventare i rivali numero uno dei Radiohead ma hanno dovuto gettare la spugna. E mettere in tasca fior di quattrini grazie agli oltre cinquanta milioni di copie complessive vendute in tutto il mondo. Dunque se lo stereotipo di duro e puro è “rock”, quello di dolce e melenso sarà pure “lento” ma a quanto pare paga, e pure parecchio.

A tagliare Phil Collins, batterista dei Genesis per 30 anni, è invece la produzione di colonne sonore per i film di animazione Disney. Non si è mai vista una rockstar alle prese con i cartoni animati! Decisamente “lento”, poi, James Taylor. Ha esordito agli inizi degli anni Settanta, quando il cantautorato malinconico andava forte, ma nonostante gli sforzi per sporcare un po’ il timbro della sua chitarra, di rock qui non c’è neppure l’ombra.

Niente scettro da rockstar neppure per Bryan Adams. Ogni speranza è andata in fumo dopo la pubblicazione nel 1991 del brano (Everything I Do) I Do It for You, troppo dolce e romantica, da rammolliti, insomma. Si dovrà accontentare dei 100 milioni di dischi venduti in trent’anni di carriera e degli oltre quaranta film che hanno scelto le sue canzoni come colonna sonora.

Guarda il video di (Everything I Do) I Do It in versione live



Infine, anche in Italia non mancano i cantanti che si sono discostati dalle origini, basta pensare al rock sporco degli esordi di Luciano Ligabue, fattosi album dopo album sempre più sofisticato e meno rude. Ma a giudicare dai successi che continua a mettere a segno, i fan sembrano apprezzare.