di Marco Agustoni

J-Ax, al secolo Alessandro Aleotti, si sta avvicinando ai quaranta: spontaneo quindi che prima o poi gli possa venire la tentazione di chiedersi se le cose non fossero migliori in passato. Ma Ax è uno che non si prende mai troppo sul serio, e così ironizza su questo immancabile gioco al rimpianto a cui tutti prima o poi vogliamo fare una partita, con un nuovo album intitolato Meglio prima(?). Con tanto di punto interrogativo tra parentesi, a sottolineare come la risposta non sia così scontata. Il disco è stato preceduto dai singoli e video di Musica da rabbia e Domenica da coma, mentre ora sarà il turno della title track Meglio prima. Per ora, le premesse sono ottime: il tour di J-Ax partirà il 29 settembre da Milano, data che in seguito al sold out sarà bissata il 18 ottobre. Peccato che siano già finito i biglietti anche per questo secondo appuntamento. Ne abbiamo parlato con lui.

A sentire i testi del disco, si ha l’impressione che il Paese si trovi in una sorta di coma indotto da cui deve essere svegliato…
Meglio prima (?) è un disco che vuole intrattenere, ma in un contesto comunque duro. Musica da rabbia ne rappresenta il lato più serioso, mentre Ancora in piedi quello più ludico. Dopotutto è da Italiano medio che mi occupo di questo tipo di tematiche. Mi è sempre piaciuta l’idea di rigirare le carte: se ti danno un due di picche, per citare il mio recente progetto con Neffa (leggi l’intervista), tu lo puoi usare per vincere. Quindi anche in un Paese dove l’incertezza è diventata la normalità puoi riuscire a capovolgere la situazione.

In Domenica da coma racconti l’omologazione…
La domenica è un giorno che odiavo molto da ragazzino, mentre ora sono più padrone della mia vita. Diciamo che non ce l’ho con la domenica in sé, ma con la giornata lavorativa che ci struttura tutta l’esistenza.

Musica da rabbia è accompagnato da un video molto forte (guardalo su Youtube): da dove è nata l’idea?
È stata un’idea di Gianluca Calu, il regista di questo video e di quello di Meglio prima. In un certo senso è la rielaborazione del video di Inno nazionale di Gianluca Carboni, in cui prima sparavano alla sua band, e poi a lui. Voleva essere un pugno in pancia, ma anche un modo di dire che dopo la parentesi Due di Picche J-Ax è tornato.

Dal tuo primo disco solista fino a Meglio prima(?), come è cambiato il tuo modo di lavorare?
Di sana pianta era un disco sovraprodotto, essendo inesperto ho pompato tutto quanto. Dal mio punto di vista è come se la mia carriera fosse cominciata con Rap’n’Roll, che era un disco più consapevole e ha segnato la mia effettiva rinascita, eppure suonava come un album underground. Col tempo, passando per Decadance, io e i miei collaboratori siamo migliorati e la crescita continua ancora con quest’ultimo disco.

Nell’album c’è anche un’insolita dichiarazione d’amore… nei confronti della bicicletta. Da dove nasce la passione raccontata in I Love my Bike?
Specifichiamo: non si tratta di passione per la bici in generale, non è che mi vedrete andare in montagna con la mountain bike. A me piace il lowriding, girare per la città con la bici pimpata e con la musica che esce dallo stereo. C’è stato un periodo in cui avrei voluto l’Harley, ma poi ho capito che non faceva per me. Invece così è un modo per essere ecologico, in forma e anche stiloso, perché ti guardano più così che con l’Audi truccata.

In vent’anni di carriera, c’è qualcosa di cui ti sei pentito?
Non rifarei Senza filtro (nda: film del 2001). Mi scrivono ancora per dirmi che è una figata, ma per me è bruttissimo. Ci sono stati troppi compromessi: è come se tu arrivi con un album heavy metal e ti fanno uscire un disco pop. Poi non rifarei il protagonista. Per quanto ci siano professionisti in filmoni che recitano peggio di me, lì mi sono accorto che fare l’attore è un casino.

E la cosa di cui sei più soddisfatto?
La mia rinascita da solista contro ogni pronostico. Dopo lo scioglimento degli Articolo 31, tanti auspicavano il mio fallimento, sia quelli che mi odiavano prima, sia quelli che volevano che tornassi come prima. È stato stupendo rivivere il raggiungimento del successo per ben due volte nell’arco della stessa vita, oltretutto quest’ultima volta anche con la testa, perché a vent’anni è ovvio che fai un sacco di stupidate.