di Marco Agustoni

Sono passati ben cinque anni, un’eternità, in termini discografici, da The Open Door, secondo e finora ultimo album degli Evanescence, la band statunitense capitanata da Amy Lee che a inizio millennio rilanciò il gothic rock con l’esordio Fallen. Nel mezzo, vari cambi di organico (della formazione originaria Amy è l’unica sopravvissuta) e tanto, tanto lavoro. Finalmente, l’11 ottobre l’attesa dei fan della band sarà premiata con un nuovo lavoro, il terzo disco in studio intitolato semplicemente Evanescence. Ne abbiamo parlato con Amy Lee.

Ci parli di questo nuovo disco…
È un album molto diverso dai precedenti, è… una vera bomba. Ma allo stesso tempo è un disco al 100% Evanescence, tanto che lo abbiamo intitolato proprio così. Non me la sarei sentita di presentare ai nostri fan un lavoro sotto l’etichetta Evanescence se si fosse trattato di qualcosa di diverso.

In qualche modo, è un disco più di facile ascolto dei precedenti?

In un certo senso sì: le parti vocali sono sicuramente più pop. Ma di contro la musica è diventata forse ancora più dura. Quindi i due aspetti si bilanciano.

Da un punto di vista musicale, cos’altro è cambiato?
C’è più ritmo e questo forse è dovuto all’arrivo del nostro nuovo batterista, Will, che ci ha messo molto di suo, in questo album.

Nelle canzoni degli Evanescence rimane sempre una cupezza di fondo: come mai?

I testi delle canzoni sono come pagine del mio diario, quindi ci metto dentro un po’ di tutto, non solo cose tristi, anche se spesso traspaiono di più gli aspetti malinconici. Ma non voglio che la gente pensi che io sia una persona triste.

Il disco arriva a cinque anni dal precedente: come mai un gap così ampio?
In questo periodo abbiamo lavorato tantissimo all’album, siamo stati almeno due anni a scrivere le canzoni per il disco. Penso che il fatto che ci sia voluto tanto tempo sia positivo, perché in questo modo ci sono finite dentro tante esperienze diverse, che lo rendono un album più ricco.

Il rapporto col pubblico è cambiato, nel frattempo?
Penso che si sia evoluto. Mi sono resa conto, col tempo, che ci siamo guadagnati dei fan per la vita. Non sono persone che ci ascoltano per un album e poi basta, ma che ci seguono con costanza e fedeltà. Siamo molto fortunati da questo punto di vista, perhcé è solo grazie a loro che siamo arrivati fino a qui.