di Camilla Sernagiotto

Se è vero che le sette note hanno un potere comunicativo che riesce addirittura a battere quello delle ventuno lettere dell’alfabeto, figuriamoci quando il suono prende sotto braccio le immagini!

Non si tratta dei videoclip, bensì delle pubblicità, spesso veri e propri gioiellini audiovisivi in grado non solo di far vendere un prodotto, ma di emozionare anche il più insensibile dei consumatori.

E quando riesce a provocare la pelle d’oca a livello mondiale, c’è quasi sempre lo zampino di una canzone da brivido in sottofondo…

Ma usare un brano già noto e già apprezzato all’unanimità non vale.

Chiunque riuscirebbe a vendere perfino un Arbre Magique all’aroma di gorgonzola se usasse brani come What a Wonderful World di Louis Armstrong o Imagine di John Lennon!

Il vero talento sta nell’utilizzare un pezzo sconosciuto e farlo diventare un tormentone: l’ultima canzone della lista di brani resi celebri dall’Advertising è senza dubbio la orecchiabilissima The Golden Age del gruppo dance pop e alternative rock danese The Asteroids Galaxy Tour.

La voce della biondina Mette Lindberg non sarebbe così famosa se non fosse per lo spot della birra Heineken…



Lo stesso vale per il musicista svedese José Gonzalez, che deve il successo planetario della sua cover di Heartbeats dei The Knife (suoi amici svedesi) al meraviglioso spot di Sony Bravia, che la utilizza come colonna sonora:



Ma anche scavando nel passato remoto pubblicitario saltano fuori innumerevoli esempi di canzoni diventate hit grazie all’Advertising, ad esempio Boombastic del cantante giamaicano Shaggy. Il pezzo fu utilizzato nel 1995 in uno spot della Levis e immediatamente salì sul podio delle classifiche musicali di tutto il mondo:



E proprio Levis è uno dei marchi più amati dalle aspiranti Pop Star, visto che ogni canzone che tocca diventa automaticamente una miniera d’oro!

Ma c’è anche chi “si accontenta” di mettere la propria musica al servizio della Swatch, altro brand che ha trasformato comuni mortali in Rock Star di fama mondiale senza nemmeno dover aspettare lo scoccare della mezzanotte (anche se lo scoccare delle ore è pane per i suoi denti…).

Parola di Midge Ure, la cui Breathe fu utilizzata per uno degli spot più memorabili della celebre casa svizzera di orologi: