di Marco Agustoni

Il 27 settembre esce Chiaro, ultimo disco del cantautore siciliano Ivan Segreto, che dopo l’esperienza con una major ha deciso di rivoluzionare la sua carriera musicale e di cominciare a fare da sé. Chiaro è anticipato dal singolo Ristoro e da una serie di teaser, ovvero di video-anticipazioni di alcuni brani dell’album. Ne abbiamo parlato con lui nel corso di un’intervista.

Questo disco arriva a quattro anni dal precedente, che in termini discografici non sono pochi: nel frattempo cosa è accaduto?
Di fatto ho rivisto completamente il mio percorso professionale.  So che quattro anni sono molto tempo, ma non siamo riusciti a fare prima. Ho scelto di sganciarmi dalla mia ex casa discografica e in questo modo ho dovuto riorganizzare tutto, chiedendo una mano a quelle persone che oggi sono i miei più stretti collaboratori. È stato un periodo molto duro e difficile ma affrontato con umiltà, estremo entusiasmo e creatività. Mi sono sentito un ragazzino…

Musicalmente cos'è cambiato, con Chiaro, rispetto al passato?
Credo che la cosa più evidente sia una ricerca di ricchezza e varietà timbrica, possibile grazie al tempo che ho potuto dedicare alla post-produzione, prima impensabile per questioni di tempo. Questa volta non ho avuto nessuna scadenza, nessuna pressione, e tutto il tempo per cercare, aggiustare, sistemare…



Chiaro ha segnato per te un allontanamento dalla discografia per così dire tradizionale: come mai questa scelta?
È stata per così dire una scelta obbligata ed indispensabile, perché molto di ciò che oggi viene associato alla musica è veicolato dalla televisione e dai suoi relativi format, non c’è spazio per una visione alternativa del suono e del suo contenuto. Tutto è trito, logoro e ammuffito e per quanto si cerchi di lustrarlo e di renderlo fresco, suona spesso come un’unica, eterna canzone che non ricordi più quando è cominciata e di cui non riesci a intravedere la fine. Se a questo aggiungi che hai costruito gli inizi della tua carriera nel pieno del declino delle vendite di dischi e nella conseguente mancanza di interesse da parte delle etichette italiane verso progetti poco commerciali, hai chiuso il cerchio. 

Il disco è stato per te, invece, un ritorno alla Sicilia e a Sciacca?

Il ritorno alla mia odiata e amata terra è stato il primo tassello del nuovo lavoro per diversi aspetti. Il più importante è senz’alcun dubbio il fatto di avere acquisito il tempo e lo spazio per riflettere e lavorare. Qui ho potuto costruire un piccolo studio confortevole e commisurato alle mie necessità e grazie a questo ho potuto lavorare alle idee che avevo in mente. Ho fatto viaggiare tutti, il mio produttore da Parigi, il fonico da Milano, i musicisti da New York ed io qui, a Sciacca, in provincia di Agrigento… è stato un grande schiticchio, come si dice dalle nostre parti, una festa in cui si mangia, si beve, si raccontano delle storie e si suona fino a tardi.



L'album ha anche un corrispettivo video nei filmati che presentano alcune delle canzoni: si tratta di una semplice aggiunta o di un vero e proprio completamento?
Mi sto occupando di costruire uno spettacolo che abbia una maggiore ricchezza emotiva e spesso le immagini completano lo spettro espressivo, per cui sto collaborando con alcuni videomaker.  A breve usciranno anche dei video musicali di alcuni brani dell’album che svilupperanno le prime suggestioni suggerite dai teaser.