Fabri Fibra è la rockstar italiana di inizio secolo anche se non fa rock. E non ha paura di fare nomi e cognomi. Se potesse e li avesse darebbe anche i numeri di telefono. Fabrizio Tarducci ha conquistato la copertina di Rolling Stone, in edicola dal 29 setttembre, e ringhia e morde chiunque, da Berlusconi a Ligabue fino a cocaina e televisione, l’Italia e i vecchi. Ovviamente si chiacchiera pure di donne. Il tutto aspettando il suo libro, in uscita a fine ottobre, edito da Rizzoli e intitolato Dietrologia. C’è chi vuole uscire da questo mondo di plastica.

Vi proponiamo uno stralcio dell'intervista.

Il pezzo in cui dici “Mi piacciono le donne”. Parliamone.

Sai cosa? Le italiane sono mammone. Sono vittime della grande bugia italiana: l’amore. Una massa di film e canzoni ha consolidato questa zavorra per cui l’amore dev’essere la cosa più importante della vita. Psicologicamente è devastante. Vuoi una controprova? Corona è stato venduto come l’uomo da odiare, ma non c’è italiana che non se lo scoperebbe.
Cambiamo genere e passiamo a una vecchia hit: la cocaina.
La cocaina fa molto male, anche se la si nomina sempre con leggerezza per quell’aria chic. Le droghe ti fregano tutte, la dipendenza condiziona tutte le azioni della tua vita senza che tu te ne accorga.
Che ne pensi di Vasco?
Ora sta tentando di capire il web, vedremo se gli riuscirà di uscire dalla routine, e se i fan glielo permetteranno. Un po’ li invidio, quelli della vecchia guardia. Perché all’epoca se facevi centro, eri accolto nell’Olimpo e dovevi solo amministrarti - guarda quanti sono tuttora in giro per aver cantato una sola canzone. Oggi c’è una competizione feroce, milioni di persone fanno musica, generi, sottogeneri, è un’orgia, come fai a dare valori aggiunti al fan? La vera star è il fan, perché può mandarti affanculo in un attimo se scivoli. Io non posso fare un freestyle uguale a un altro, un intervento uguale un altro. Le vecchie star si sono godute questo privilegio.
A proposito di vecchie star, ogni volta che entro in un ipermercato, dopo 10 minuti tra gli scaffali risuona un pezzo di Ligabue.
Non conosco nessuno tra quelli che ascoltano Ligabue che capisca di musica. E non è per buttarla addosso a Ligabue, che è uno che lavora duro: il problema è come la gente lo vive: per i fan è il Bruce italiano, e allora poveretto anche lui è chiuso in una gabbia, che si chiede come uscirne. Lui non è seguito perché è figo. É seguito perché è capito – a differenza di Battiato. Non c’è un cazzo da capire oltre ciò che dice: cos’ha di rock? E’ un cantautore buono per l’italiano che sogna lo stesso lavoro per 50 anni e il posto fisso.
Berlusconi, in scaletta non può mancare: lo hai anche messo, con Bossi, nel video di Vip in Trip.
Dici che il tipo è alla fine? Ha costruito una ragnatela così enorme che non si può smontare rapidamente. Sai, Berlusconi ha fatto con l’Italia quello che Ligabue ha fatto coi singoli: sempre la solita roba, e all’italiano va bene: è inerte. Su un giornale c’era la lettera di un insegnante cui un bambino ha chiesto “Cosa fa la Minetti, perché se ne parla tanto? In famiglia non me lo spiegano”. Ecco, si stanno creando delle cose per cui non ci sono anticorpi.
Forse li darà la riforma della Gelmini…
Lei fa bene il suo lavoro. E non perché è brava a sviluppare sistemi, ma perché è brava a dire cose terribili. Dice: andrete in scuole che faranno schifo, con professori sottopagati, e sarà un bene per tutti. Ti piscia in testa e dice che sta piovendo e tu ci credi. In questo è brava.
L’anno scorso A Rolling Stone parlavi di Italia anestetizzata. Ora pare che qualcosa si sia mosso.
Io sono abbastanza rassegnato. Ancora aspettiamo la persona da votare, il portatore del messaggio, il leader… Il cambiamento è finto, può arrivare un sindaco che leva l’immondizia a Napoli ma il problema è che le vecchie e nuove generazioni stanno troppo in contatto. I ragazzi ascoltano troppo gli adulti, cioè quelli che gli hanno creato problemi. Ai miei concerti vedo metà dei ragazzi fermi, come davanti al computer. Finché alzano il cellulare per riprendere. La tecnologia li aiuta a mascherarsi e a non vivere.