di Marco Agustoni

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Ascoltare la musica di Edda Magnason, talentuosa songwriter svedese, significa entrare in un mondo a parte, fatto di melodie pop sghembe e di immagini bizzarre, sospeso nel tempo, colmo di suggestioni retrò eppure così attuale. Certo, il modo migliore per comprenderne appieno le sfumature consiste nell’ascoltarne l’ottimo album Goods, ma nel frattempo possiamo cominciare a indirizzarvi sulla giusta strada con il video di Blondie e una breve intervista in cui Edda, timida ed educata, ci ha parlato di sé e delle sue canzoni.

Come descriveresti la tua musica a qualcuno che non ha mai sentito le tue canzoni?
Ho sempre detto di fare musica pop, più che altro perché il pop è un genere così ampio da poter contenere un po’ di tutto.  Un mix di pop con influenze di musica classica, folk e jazz. Ma in sostanza direi che si tratta di canzoni.

Da un punto di vista sonoro Goods è molto ricco: come hai lavorato sulla musica?
Dunque, prima di registrare le canzoni ho scelto in maniera consapevole di non finire tutto quanto prima di entrare in studio, in modo da lasciare aperte delle opzioni diverse. In pratica ci siamo lasciati trasportare dalle canzoni, senza sapere esattamente quale sarebbe stato il risultato finale.

A cosa si riferisce il titolo?
Questo è il mio album più pop, per cui volevo un titolo breve e che suonasse in maniera positiva. I Goods possono essere delle casse che spedisci in giro per il mondo, oltre oceano: mi vengono in mente quelle che si vedono nei film di Indiana Jones, sul treno, e dentro ci può essere un leone, oppure chissà cosa.

Da dove trai l’ispirazione per i testi delle tue canzoni?
Dipende. Alle volte i testi nascono in maniera spontanea e trovo una sensazione solo in seguito. Altre volte mi limito a raccontare quello che vedo davanti, la vita.



Il disco è accompagnato da grafiche particolari: è vero che si tratta di tuoi disegni?
Sì, è vero. La musica è la mia occupazione principale, ma mi piace anche dipingere o fare grafica al computer. Disegnare è come fare musica, ma è meno impegnativo, per cui quando ho bisogno di riposarmi disegno.

C’è un legame tra i disegni e le canzoni del disco?
Sono collegati, dopotutto il disegnatore e il musicista in questo caso hanno lo stesso cervello. Ma i disegni forse sono un po’ più misteriosi e riflessivi rispetto alle canzoni.

In una canzone, Magpie’s Nest, canti “Gli artisti vendono le loro canzoni ai pannolini, ai jeans e alle macchine”. È un verso che chiarisce bene il tuo punto di vista sulla musica…
Mi piace affrontare argomenti politici e sociali, nelle mie canzoni, ma rimanendo pur sempre in uno spazio di fantasia. In ogni caso è interessante notare che, mentre dieci o venti anni fa in Svezia vendere la propria musica a delle pubblicità era considerato come un punto molto basso per un musicista, oggi è visto come un punto di arrivo, un successo. Non voglio fare prediche, se mi trovassi in difficoltà e avessi bisogno di soldi, anch’io venderei le mie canzoni per degli spot. Il punto, però, è che non è questo il loro scopo, la musica si merita qualcosa di più.