di Fabrizio Basso

Valentina Parisse ha fatto una scelta che nell'ingorgato mercato discografico mancava da tempo: ha optato per un debutto in punta di piedi. In fin dei conti nella stagione delle cover, dei best of dopo due album pubblicati e delle canzoni natalizie riciclate a ripetizione e salva bilanci, presentarsi al debutto mettendoci la faccia, sia nelle liriche che nella musica, è davvero temerario. Una cover Valentina ce l'ha messa ma è andata a pescare nel repertorio di Carole King: chi ne avrebbe l'audacia? Per gli esegeti la canzone è I feel the Earth Move.

Ci racconti come è nato Vagabond.
E' la summa di una lavoro che si è allungato nel tempo.
Chissà con quante canzoni è giunta in studio.
Con parecchi, sono un po' grafomane. Ma i brani scelti sono quelli che mi rappresentano in questo periodo della mia vita.
Delicate.
Direi unplugged.
Ha lavorato con Phil Palmer: un grande.
Una esperienza straordinaria anche dal punto di vista umano.
Si pensava che il disco uscisse qualche mese fa...
Un ritardo calcolato. Un progetto come questo deve seguire un suo corso naturale. E i risultati si vedono: anche in Brasile è piaciuto.
E' una donna paziente?
Il pubblico deve avvicinarsi alle canzoni e deve instaurarsi un dialogo.
Come frena l'istinto femminile?
Non lo freno, lo gestisco. Sono anche irruenta, a volte.
Curato anche il packaging.
Mi sono affidata a Sergio Pappalettera. Mi piace raccogliere idee e immagini.
Lei è uan giramondo: l'Italia è un paese per vecchi?
Le cose arrivano quando devono arrivare. Però ci vorrebero più spazi per suonare e una maggiore apertura mentale.
Scrive sempre poesie?
Informato.
Ci provo.
Stanno riempiendo il mio cassetto ma per ora non le pubblico.
Tour?
Ci staimo lavorando, stiamo varando un tour acustico per l'inverno.
Il debutto?
Mi regalo un Blue Note il 13 novembre.

Valentina Parisse in Feel Like Runnin