Guarda anche:
Proteste a Wall Street e in tutto il mondo: tutte le foto
Il movimento Occupy Wall Street: news, video e foto
Indignati a Roma, cronaca della guerriglia


Non è Woodstock, anche perché di mezzo c’è una “rivoluzione” di ben più modeste dimensioni (almeno per ora) rispetto a quella del ‘68. Ma come ogni protesta, anche quella di Occupy Wall Street ha la sua colonna sonora. Anzi, sarebbe meglio dire la sua playlist, visto che anche a Zuccotti Park (il parco di New York occupato da più di mese) molti indignati hanno il loro lettore mp3.

Se è vero che Occupy Wall Street (OWS) non ha ancora trovato il suo inno ufficiale, né la band-simbolo (dopo tanti rumors, i Radiohead hanno dovuto cancellare la loro performance di solidarietà), la webzine musicale di AOL Spinner ha provato a compilare la playlist ideale del movimento statunitense, andando a pescare grandi classici del passato, controversi capolavori punk e chicche hip-hop. Tra cui la più appropriata sembra ancora essere la sessantottina ‘Revolution’ dei Beatles.



“Money for nothing” cantavano nel 1985 i Dire Straits in una traccia che ancora oggi suscita polemiche: il commesso di un negozio se la prende con le star della musica che fanno “soldi per niente e hanno le ragazze gratis”. Detto con il gergo di Occupy Wall Street: il 99% di gente che ha un lavoro normale prova a ribellarsi contro l’1% di super-ricchi.



Una delle tracce più gettonate tra gli attivisti di Zuccotti Park è senza dubbio la celeberrima (anche per il remake dei Nirvana) ‘The Man Who Sold the World’ di David Bowie. “Sei faccia a faccia / Con l'uomo che vendette il mondo”, cantava Bowie nel 1970. Quaranta anni dopo, accampati a pochi metri di distanza dal tempio della finanza globale, i ragazzi che si organizzano contro la finanze sono davvero faccia a faccia con chi sta provando a vendere il mondo...



Sembra scritta apposta per i magnati della finanza contro cui protestano a New York anche ‘Corruption’ di Iggy Pop, il cui testo recita: “La corruzione, la corruzione, la corruzione / governa la mia anima”.



Per restare in ambito punk rock, nella lista non può di certo mancare l’anarcoide ‘F--- Authority' dei Pennywise, anche questa finita nel mirino della censura per i suoi espliciti contenuti anti-autorità.



Dal punk al folk, la musica di protesta non conosce di certo i limiti di genere. Né tanto meno di tempo. ‘This Is Your Land’ è una nota canzone degli anni ‘40, con cui Woody Guthrie racconta la grande crisi, denunciando le tante diseguaglianze sociali presenti nella società statunitense (“Nelle piazze della città, all'ombra del campanile / all'ufficio di collocamento, avrei visto la mia gente. / Mentre stavano là affamati, io mi domandavo / se questo paese fosse fatto per te e per me”).



Nella playlist di Spinner, ci sono poi evergreen come ‘Welcome To The Revolution’ dei da poco sciolti REM, ‘My Bologna’ di Weird Al Yankovic, ‘Testify’ dei Rage Against The Machine e la tanto controversa ‘5 Million Ways To Kill a CEO’ del gruppo political hip pop The Coup. Speriamo che nessun indignato la prenda alla lettera.