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Nel 1977 moriva Elvis Presley nella sua villa di Memphis; dall'altra parte dell'oceano, in Inghilterra, esplodeva quello che i critici musicali chiameranno genericamente movimento Punk. I Clash debuttavano con l'omonimo album e i Sex Pistols rilasciano Nevermind the Bollocks. Un'esplosione musicale che si diffonderà dall'Inghilterra al resto del vecchio continente e che conquisterà in breve tempo anche gli Stai Uniti. Un turbine di velocità e irriverenza che a più di 30 anni dalla sua nascita non si può ridurre a mero concetto musicale ma che più si può definire con tranquillità un vero e proprio movimento rivoluzionario; l'ultimo del XX secolo ad aver avuto la capacità di esprimere le idee di una cultura giovanile originale e non imposta dall'estreno.

La mostra che si aprirà presso la Ono Arte Contemporanea di Bologna il prossimo 27 ottobre (e fino al 4 dicembre) dal titolo "Punk, l'Ultima Rivoluzione" è nata proprio per evidenziare questo concetto e dimostrare ancora una volta gli aspetti unici e irretibili del Punk, la sua profonda diversità con altri generi musicali e la vicinanza invece con i grandi movimenti d'avanguardia europea dell'inizio del novecento come Futurismo, Dadaismo, e Surrealismo.

La prima sezione partirà dal negozio di Malcom McLaren e Vivienne Westwood al 430 di King's Road, che dopo vari cambiamenti di nomi divenne SEX. Dal 1977 si trasforma nella culla del movimento Punk, coinvolgendo creativi, grafici, artisti e musicisti. Ed è sempre qui che si formano i Sex Pistols, il gruppo creato da McLaren e Steve Jones (chitarrista) con a capo Johnny Rotten (alias John Lydon), Paul Cook (batterista) e Glen Matlock (bassista), sostituito nel 1977 da Sid Vicious, nonostante le sue limitate capacità di musicista. I Sex Pistols non durarono molto, i veri motivi dello scioglimento sono ancora oggi ignoti, a parte la morte di Sid Vicious per overdose, è ancora molta la confusione anche su chi manipolasse chi e su quali fossero le dinamiche che hanno spinto il movimento al di là della propria reale portata e dimensione, facendone un fenomeno mondiale che nasce e muore schiantandosi su se stesso in pochi mesi.

La mostra prosegue con una sezione dedicata alla Regina Elisabetta II e al Giubileo d'Argento del 1977, in quella settimana i Sex Pistols fecero uscire la canzone "God save the Queen", che venne immediatamente percepita come un attacco alla regina e per questo cancellata dai programmi televisivi, e fecero il famoso concerto sul Tamigi in seguito al quale vennero arrestati. Una terza sezione è dedicata a Margaret Thatcher. Queste due donne non solo sono state protagoniste e scrittrici della difficile storia di quel periodo ma anche oggetto della rabbia dei vari artisti sia in campo musicale che in quello delle arti visive, settori in fondo difficilmente separabili all'interno del Punk. Il nucleo più significativo e consistente della mostra, quello dedicato alla scena musicale, ci porta alle foto originali di professionisti di fama internazionale come John Tiberi, David Corio, Bob Gruen, William English, Berry Plummer, Michael Putland, Eileen Polk, Paul Zone, Phil Grey,. Alcuni di loro erano già famosi, altri lo sono diventati in seguito a questi scatti.

Una magnifica selezione di scatti ai gruppi inglesi come i Sex Pistols, Clash, Siouxsie and the Banshees, Adam and the Ants e ai protagonisti americani come i Ramones, New York Dolls, Blondie, Lou Reed, da testimonianza di una approfondita preparazione dell'argomento e oltre alle immagini delle varie performance sul palco, si da anche uno sguardo più intimista ai diversi artisti, scegliendo di esporre fotografi che li hanno immortalati prima e dopo essere andati in scena.