di Fabrizio Basso

Era il 2009 quando, sbarazzina e fiera, è salita sul palco dell'Ariston, al Festival di Sanremo, e ha cantato Egocentrica ricevendo indietro, oltre ad applausi, un ohohoh di stupore. Perché lei, pur non vincendo, ha stupito da un luogo dove anche ai senatori della musica tremano i garretti. E quelle trombe che anticipano la sua voce chi ama la musica le ha ancora nelle orecchie. Ora, dopo avere suonato in America e in Cina, dopo avere dimostrato che produciamo qualcosa oltre le romanze, Simona Molinari, 28 anni napoletana di natali ma cresciuta all'Aquila, spiazza di nuovo il suo pubblico con un disco coraggioso e maturo. Al suo fianco in alcuni brani il pianista italo-americano Peter Cincotti.

Simona Molinari ogni volta spariglia le certezze.
Dovrebbe esserci abituato.
Ma è tutto talmente così uguale in giro...
Ha ragione. Comunque già con Egocentrica mi ero divertita. La musica va esplorata.
Stavolta dove è andata?
Nell'elettronica del nord Europa. Purtroppo certe sonorità qui arrivano dopo.
Lei esplora musiche un po' datate.
Adoro gli anni 30 e 40 americani. Che sarebbero il nostro secondo dopoguerra.
Come lavora?
Scrivo melodie e testo. Poi ci ragiono con Carlo Avarello, da sempre mio produttore.
Come porterà in tour un disco così anomalo?
Per iniziare con un deejay che è anche percussionista e cantante. Il tour vero e proprio vorrei però farlo con i fiati dove sarà possibile.
Prossimi viaggi?
Brasile e di nuovo in Asia.
Dall'Italia non scapperebbe?
La voglia c'è ma questo è il momento di restare. In questa fase delicata chi ha delle doti, chi è in gamba può emergere.
Tua si apre con In Cerca di te, canzone che ha qualche anno.
Me la avevano commissionata per una programma televisivo sui 150 dell'Italia. Poi è saltato ma di quel brano mi sono proprio innamorata.
In questo progetto ha coinvolto Cincotti (che avrebbe voluto con se all'Ariston nella serata dei duetti ma non fu possibile, ndr): proseguirà la collaborazione?
Lo spero. Magari mi invita in un suo disco (ride, ndr).
Con Maruzzella è la prima volta che si cimenta in napoletano.
E' vero. Mi ci è voluto un po' ma fa parte della mia cultura.
Il prossimo traguardo?
Non saprei ma è un po' che penso a una versione electro-swing di Egocentrica.

E su questa rivelazione Carlo Avarello abbozza un sorriso. Lui è l'ombra di Simona. E' colui che l'ha presa per mano e la ha fatta conoscere per quello che è in Egocentrica e attraverso il secondo disco Croce e Delizia l'ha portata a sperimentare in Tua. Di solito si dice che dietro una grande uomo c'è una grande donna. Stavolta l'ordine delle parole va invertito, ma anche l'aggettivo. Va tramutato in superlativo. Sono entrambi grandissimi.