di Nicola Bruno

“Se pensate che i suoi film siano strani, aspettate a sentirlo cantare”, aveva messo in guardia il critico musicale del quotidiano inglese The Guardian, tra i primi ad ascoltare le tracce del disco di esordio del maestro del cinema David Lynch.

E in effetti è bastato aspettare l’uscita di “Crazy Clown Time”, per trovarsi del tutto d’accordo con il giornalista britannico. A differenza di altre star che saltano da un genere all’altro con risultati spesso mediocri, il debutto in sala di incisione di Lynch convince già al primo ascolto. D’altronde tutta la sua produzione cinematografica si è sempre avvalsa di grandi collaborazioni musicali: Angelo Badalamenti (Twin Peaks), il pianista polacco Marek Zebrowski (Inland Empire), il duo elettronico Sparklehorse e Danger Mouse (Dark Night of the Soul).

“Crazy Clown Time” presenta 14 tracce, tra blues ed elettronica. Per comporle Lynch si è rinchiuso per diversi mesi nel suo studio di Muhlloland Drive a Los Angeles. Il risultato sono ballate romantiche come Football Game, misteriose canzoni d’amore come “Noah’s Ark”, psicodrammi all’organo come “I Know”. A convincere i critici sono anche tracce come “Strange and Unproductive Thinking”, in cui Lynch si lascia andare alle gioie della meditazione trascendentale (che pratica ormai da molto tempo).

Ascolta “Strange and Unproductive Thinking”



Altrettanto “lynchiana”(sembra cioè una colonna sonora perfetta per le sue pellicole) è l’ipnotica “Pinky’s Dream”, in cui il regista ha lasciato il microfono a Karen O, cantante dei Yeah Yeah Yeahs.

Ascolta “Pinky’s Dream”



Nel frattempo Lynch continua a lavorare in ambito musicale, con quella che è stata definita la sua nuova “conturbante musa”: la cantante indie Chrysta Bell, che ha già curato la colonna sonora di “Inland Empire” e ora presenta il disco “This Train”, scritto appunto insieme a Lynch



Musica, tanto web e non solo. Lynch sta anche prendendo parte ad una mostra sulla matematica alla Fondation Cartier di Parigi, città in cui di recente ha curato il design di Silencio, night-club ispirato proprio alle atmosfere di Mulholland Drive, la sua pellicola più famosa. In tutto ciò il Leone D’Oro alla carriera del 2006 manca dalla cinepresa da oltre sei anni (l’ultimo lungometraggio è Inland Empire del 2005). E sembra che voglia starci lontano ancora per un bel po’, se si vuole prendere alla lettera la sentenza rilasciata al Guardian: “Il film è morto” dice Lynch (come Jean Luc Godard) “E’ roba da dinosauri, e il suo tempo è ormai passato. Ma il digitale è qui con noi e ci guida verso il futuro”.