di Marco Agustoni

Nel pronunciare la parola “Rock”, la prima nazione che viene spontanea alla mente non è certo il Canada. Eppure una delle rock band più popolari del momento viene proprio dalle fredde terre canadesi: stiamo ovviamente parlando dei Nickelback, che fino ad oggi hanno venduto la bellezza di cinquanta milioni di dischi, mica bruscolini. Ora il gruppo capitanato dal frontman Chad Kroeger torna col settimo disco in studio, intitolato Here and Now, che ancora una volta miscela brani di puro rock con melodie e ballate pop. Ecco come ce ne hanno parlato.

Come mai avete scelto di lanciare due singoli in contemporanea, When We Stand Together e Bottoms up, per promuovere il vostro nuovo album?
La scelta dei singoli è stata molto complicata, perché si tratta di un album quasi schizofrenico e non c’era una sola canzone che lo identificasse veramente. Ci sono pezzi rock, da party, ballate… per cui abbiamo deciso di scegliere questi due, perché rappresentano le diverse anime di Here and Now: la prima è una canzone che tratta di temi sociali, mentre la seconda è un inno rock.



A proposito di temi sociali: come nasce When We Stand Together?
Stiamo vivendo in un periodo di turbolenze che si sentono in tutto il mondo, dal Giappone alla Libia, passando per l’Europa. Quindi per forza di cose si avvertono anche in Canada ed è impossibile rimanere indifferenti. Per quanto di solito noi facciamo canzoni spensierate, in questo caso dei temi profondi dovevano emergere per forza.

Nonostante la vostra attitudine rock, in passato siete stati rappresentati per lo più da singoli pop…
Diciamo che ha a che fare con la nostra casa discografica. Il nostro lavoro è fare i musicisti, il loro è promuovere la musica, ed è ovvio che sia più facile presentarci come un gruppo pop, perché il rock è più difficile da vendere. Questo lo capiamo. Ma è anche vero che un po’ ci dà fastidio quest’immagine che si ha di noi, perché siamo una rock’n’roll band! Non lo capisci davvero finché non vieni a sentirci dal vivo.



Questo malinteso vi ha portato alcune antipatie nel mondo rock…
Noi facciamo la musica per i nostri fan, dopodiché c’è sempre qualcuno che ti odia. Guarda i Coldplay… o Justin Bieber!

Cos’altro vi dà fastidio?
Un altro fraintendimento riguarda il fatto che noi in realtà siamo persone allegre e scherzose, ma ogni volta che ci devono fare delle foto ci dicono cose del tipo “fai una posa da duro” o “tira fuori l’attitudine rock” e quando lo facciamo sono contenti. Solo che poi siamo sempre lì col muso e sembra che siamo dei tipi che si prendono troppo sul serio.



Parlavate di live… come sono i vostri show?
I fan vogliono sempre più esplosioni, sempre più luci ed effetti speciali. Quindi i nostri live stanno diventando sempre più Las Vegas. [ride] Non si può tornare indietro…

Nel corso del vostro tour del 2012 passerete in Italia?
Ci piacerebbe molto. Anche se poi al momento di scegliere le date del tour il manager ti dice che è meglio fare concerti dove ci sono grandi venues e dove siamo già molto popolari, perché per diventarlo in certi posti come l’Italia dovremmo sbatterci e faticare molto di più. Quindi poi finisce che passiamo per altri posti, come la Germania. Ma è ovvio che se non cominciamo a metterci di impegno anche qui, poi questo problema si riproporrà ogni volta.



A sentire adesso i vostri primi due album, che sensazione avete?
Erano album fatti molto in fretta, non abbiamo avuto il tempo necessario per passare in studio, per cui spesso ci dovevamo accontentare. E poi si sentiva molto l’influenza del Seattle Sound, mentre a un certo punto ci siamo detti: “Ma perché dobbiamo cercare di assomigliare a qualcun altro?”.