di Marco Agustoni

Ah, la bella canzonetta di una volta, verrebbe da dire. Eppure, nel momento in cui ha deciso di reinterpretare i grandi classici dello swing italiano anni ’30 e ’40, Giovanni Nuti non lo ha fatto con intenzioni nostalgiche. Anzi, tutt’altro. Non per niente, il compositore vicino alla scomparsa poetessa Alda Merini (autrice dei testi degli unici due brani scritti da Nuti inclusi nel disco) ha voluto intitolare l’album che contiene questi brani Vivere senza malinconia. Un controsenso? Forse no, come ci ha spiegato lui stesso. Ecco l’intervista, accompagnata da vecchie versioni dei brani risuonati da Nuti.

Innanzitutto, come mai la decisione di recuperare questi brani?
Non ho fatto un disco swing perché ora sta tornando di moda. È successo più per caso. Quando parlavo al telefono con Alda Merini, tra un’arrabbiatura e l’altra mi cantava sempre una canzone con la sua voce rauca ma stupenda. Tra queste c’erano brani come Baciami piccina o Se potessi avere mille lire al mese, che ho così finito per interiorizzare. Quando poi l’anno scorso mi hanno invitato alla Summer Night a Milano, ho deciso di portare un repertorio incentrato proprio sulle canzoni degli anni ’30 e ’40. È una cosa nata con leggerezza, eppure è stata una serata memorabile.



E il titolo?
Vivere senza malinconia è la mia attitudine alla vita. Visto che quello fuori non mi piace tanto, io mi sono costruito il mio mondo di magia. Gioco sempre e ballo, perché ballare è una preghiera alla vita. Si potrà anche pensare che sono un pazzo… e del resto dopo sedici anni passati con la Merini non potrebbe essere altrimenti! [ride]

Come mai pensi che delle canzoni scritte così tanto tempo fa funzionino così bene ancora oggi?
Sono canzoni nate in un momento difficile: gli italiani erano in una situazione tragica, per cui chi scriveva canzoni voleva dare un sollievo alla gente. Sono canzoni all’insegna della leggerezza, sono un’oasi. E anche nell’epoca attuale, che non è delle più facili, penso che la leggerezza sia importante.



Ma un po’ di malinconia proprio non c’è?

Questo disco è anche una forma di recupero storico, perché queste sono le nostre radici. È una musica che può arrivare anche a un pubblico giovane, solo che deve essere sensibilizzato.

Paradossalmente, non è più difficile scrivere canzoni leggere che brani ponderosi?
Assolutamente sì. Alda Merini mi diceva: “Sii più semplice possibile, perché la semplicità è la vera forza. A essere complicati sono capaci tutti”.



Una canzone che le piace più delle altre?
Non lo so, però quando arriva Ma l’amore no mi commuovo.