Beatles e Green Day, due band dietro i cui nomi si cela una storia curiosa. Immagini da Gettyimages.com
Dai Pearl Jam, che si ispirano alla marmellata della nonna di Eddie Vedder, agli AC/DC, che devono il loro logo alla sorella di Angus Young, ecco cosa significano tanti dei nomi che da anni urliamo a squarciagola ai concerti. GUARDA LA FOTOGALLERY
di
Camilla SernagiottoDimmi come si chiama la tua band e ti dirò chi sei.
Facile a dirsi se quel nome è uno dei più pronunciati dai musicofili di tutto il mondo.
Eppure chi grida “I love you,
Rolling Stones!” ai concerti, chi indossa le T-shirt ufficiali dei
Pearl Jam e chi colleziona i vinili degli ABBA spesso non sa cosa si cela dietro ai nomi che hanno fatto la storia della musica, parola del sito web
Nomix, che ha così deciso di raccogliere le genealogie del Rock.
E se i fan di
Mick Jagger e soci sono avvantaggiati, visto che ormai l’origine del nome dalla canzone di Muddy Waters intitolata appunto
Rolling Stone la conoscono anche le pietre (rotolanti e non), gli amanti di
Eddie Vedder e compagnia bella faranno più fatica a conoscere la storia che sta dietro al nome della propria band del cuore: Pearl era la nonna del cantante e preparava una marmellata (in inglese jam) di peyote che tutti chiamavano
Pearl Jam (“la marmellata di Pearl”).
Chi invece ha creduto per una vita intera che
ABBA stesse per “padre” in ebraico, sappia che si tratta semplicemente delle iniziali dei componenti del gruppo, ossia Agnetha, Björn, Benny e Anni-Frid.
C’è poi
AC/DC, nome scelto dalla sorella dei fratelli Young (Angus e Malcolm, chitarristi e fondatori del gruppo) che lesse la scritta su un elettrodomestico e la trovò perfetta per esprimere l'elettricità e il dinamismo della band;
Beatles che richiama il nome del gruppo di Buddy Holly (i Crickets, ovvero i grilli) e mischia il termine “beetles” (coleotteri) e beat;
Blink 182, in cui il numero aggiunto successivamente indica le volte in cui la parola “fuck” viene ripetuta nel film preferito di uno dei membri della band;
Chumbawamba, nato da un sogno del chitarrista in cui in un locale pubblico, sulla porta del bagno, c’era scritto “chumba” e “wamba” invece di “uomini” e “donne”.
Dai
Duran Duran, così battezzati in onore del cattivo Durand Durand del film cult
Barbarella con Jane Fonda, agli
Everything but the girl che videro un cartello sulla vetrina di un negozio che diceva che lì dentro si vendeva tutto, tranne la commessa, se è vero che la genesi onomastica di una band non aggiunge nulla a livello musicale è anche vero che conoscerne la storia può risultare davvero divertente.
Ad esempio
Green Day in slang americano significa “giornata passata a farsi le canne”, inoltre quando lasciarono la scuola per fare i musicisti a tempo pieno il loro preside gli disse “It'll be a green day in hell before you make anything of yourselves” (Il giorno in cui l'inferno sarà verde voi combinerete qualcosa nella vita).
Anche i
Lynyrd Skynyrd furono ispirati dalla scuola, in particolare dal loro noiosissimo professore di educazione fisica che si chiamava Leonard Skinner…
Meno divertenti ma comunque interessanti, il nome
Foo Fighters era un termine utilizzato nella Seconda Guerra Mondiale per indicare strane palle di fuoco spesso avvistate dai piloti, mentre quello del gruppo punk
Fugazi riprende il gergo militare dei tempi del Vietnam, rifacendosi alla peggiore situazione in cui, come soldati, ci si poteva trovare in guerra. È infatti l’acronimo di: Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In ('fottuti, finiti in un'imboscata, chiusi' nei sacconi di plastica con la cerniera usati per contenere i cadaveri).
Anche in Italia spopola la mania di darsi nomi pregni di significato; è il caso degli
Articolo 31, che fa riferimento alla famigerata Section 31 del Broadcasting act del 1960, una legge emanata dal parlamento irlandese che costituiva una vera minaccia alla libertà di espressione, affermando che solo i partiti politici espressamente autorizzati dal governo irlandese avrebbero potuto parlare in radio e in televisione.
Ci sono poi i
Linea 77, il cui nome deriva dalla linea dell’autobus che la band prendeva per raggiungere la loro prima sala prove, i
Litfiba, dall’indirizzo telex della sala prove della band, ovvero “L” (prefisso telex), “IT” (Italia), “FI” (Firenze), “BA” (Via de' Bardi) e la
PFM, acronimo della pasticceria bresciana Premiata Forneria Marconi, giusto per citare qualche esempio.
Insomma: un nome, una garanzia.