di Fabrizio Basso

Marco Carta è tornato. Alla faccia di chi lo dava per smarrito, per perso in altri mondi e altri lavori. Il suo nuovo disco si intitola Necessità Lunatica e arriva nei negozi il 10 aprile 2012. E' un album che chiude un ciclo nella storia artistica di Carta, perché poi ha il desiderio di muoversi verso altri generi.

Cominciamo dalla fine: dove andrà a parare?
Vengo dai cori gospel e lì vorrei approdare.
Suoi idoli?
Tanti, ma su tutti Etta James e Barry White.
Intanto è tornato ad Amici.
Sono un po' masochista, come gli altri miei compagni d'avventura.
Masochisti?
Alla corte di Maria De Filippi abbiamo anche pianto ma ci siamo tornati tutti. A metterci in gioco tra noi e col televoto. Ma comunque tutti più maturi.
Parliamo del disco?
Volentieri.
Tempi?
Undici mesi di gestazione. Ho fatto un lungo lavoro interiore prima di rimettermi in pista.
A livello di canzoni?
Ho scelto quelle che più mi rappresentano. Magari ne identificavo una che sul momento era perfetta ma riascoltata due mesi dopo superata: e via alla ricerca di un'altra.
Dedica una canzone a sua mamma.
Ho metabolizzato il lutto e credo di esserci riuscito.
Ci aveva già provato?
Il primo album si chiama Ti Rincontrerò: era un pensiero a lei anche senza citarla.
Faticoso cantarla?
In sala prove mi sono interrotto più volte per l'emozione, ma questo è un disco che mi scava le viscere in toto.
Ci crede molto?
Eccome. Lo voglio a lungo nei primi cinque posti della classifica.
Ma ora c'è Vasco...
Lui è imbattibile. Passato lui voglio stare lassù, nella top five.
Tour?
Prima possibile. E' la mia dimensione. Vorrei fare oltre i teatri anche i palazzetti.
Ambizioso.
Anni fa Aldo Busi mi chiese che volevo fare della mia vita.
Che rispose?
Vincere il Festival di Sanremo e vendere milioni di dischi.
E' a buon punto.
Sì. E non ho intenzione di fermarmi.