di Marco Agustoni

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Per molti italiani, oggi, Lisa Hannigan è "quella della canzone di Sky Go", visto che il suo ultimo singolo What'll I Do è stato scelto come colonna sonora dello spot televisivo che lancia il nuovo servizio di Sky. Ma Lisa è molto di più, con una lunga carriera nella band di Damien Rice alle spalle, un ottimo disco d'esordio e, ora, un secondo album intitolato The Passenger con cui partire alla conquista del mondo, per aggiungersi alla lunga schiera di musicisti irlandesi che prima di lei hanno lasciato il segno oltreconfine. In attesa di poterla sentire dal vivo il 7 maggio ai Magazzini Generali di Milano, ecco la nostra intervista.

Possiamo dire che in qualche modo The Passenger è una sorta di album sui viaggi?

Il passeggero è quell'insieme di cose che ti porti dietro quando parti, che hai sempre con te anche se sei lontano miglia da casa. E molte delle canzoni del disco le ho scritte mentre ero via, quindi sì, in un certo senso il concetto di viaggio è centrale. Come musicista, sono stata in tour per veramente tanto tempo e ne sono contenta. Ma quando viaggi hai anche un costante senso di nostalgia.

Hai tenuto i tuoi fan aggiornati sullo sviluppo del disco con una serie di video-diari...
Penso sia bello far vedere alla gente come funzionano queste cose, in che modo nasce un disco.

Usi molto il web e i social network per parlare con i tuoi fan?
Me la cavo piuttosto bene con Twitter, mi piace molto. Un po' meno Facebook, ma lo uso comunque molto. Oggi come oggi se vuoi comunicare, devi per forza saltare a bordo. In un certo senso è diventato parte del lavoro di un musicista, essere sui social network, ma devo dire che io non lo vedo come un lavoro, lo trovo divertente.

L'Irlanda non è molto grande, ma ha così tanti musicisti importanti: com'è possibile?
Non lo so proprio. Gli irlandesi di solito cantano bene... soprattutto quando sono al pub. [ride] In più c'è una tradizione musicale molto forte, è proprio un fatto culturale: c'è rispetto per tutto quel che ha a che fare con la musica. E poi, anche se non amiamo dirlo, siamo emotivi, per cui ci piace ascoltare le canzoni, commuoverci... [fa finta di piangere]

Quanto ha influenzato la tua musica e la tua vita l'esperienza nella band di Damien Rice?
Da un punto di vista strettamente musicale non mi ha influenzato molto. Ma è stata un'esperienza che ha avuto un impatto enorme su di me, come persona, per cui la considero una parte della mia vita molto importante.



Nel video di Knots sembri divertirti parecchio...
In effetti sì! Ma faceva freddissimo e continuavano a tirarmi contro vernice... cosa che peraltro mi aspettavo, ma comunque non era proprio piacevole, soprattutto perché cantando ne devo avere bevuta parecchia. Per fortuna era quella atossica che usano i bambini a scuola, quindi non credo che mi abbia fatto male.

È stata tua l'idea del video?
Sì, per cui non posso prendermela con nessuno. [ride]

In Italia possiamo sentire la tua What'll I Do in uno spot di Sky Go: pensi che le pubblicità siano un buon modo per far conoscere la propria musica?
Beh, dipende sempre da che cosa viene pubblicizzato, ma diciamo di sì. È così difficile, oggi che non si vende più tanta musica, riuscire a fare un disco e uno spot può darti una mano. Poi in questo modo le tue canzoni raggiungono tantissima gente... oggi ero in aeroporto e penso che abbiano trasmesso quello spot almeno tre volte sullo stesso monitor, mentre ero seduta ad aspettare. Mi sentivo quasi in imbarazzo!