di Barbara Ferrara

Gli anni Ottanta non sarebbero gli anni Ottanta senza Garbo. Renato Abate quel decennio magico e fantasioso lo ha attraversato da protagonista, lastricando le stagioni con mattonelle sonore che oggi, circa 40 anni dopo, hanno una impronta di immensa modernità. E' venuto a trovarci in redazione, a Sky.it: si è raccontato, in video, e lo abbiamo intervistato. Da poco è uscito il suo ultimo album La Moda.

Si è sempre dilettato in progetti diversi, dalla musica da camera alle melodie orientali, impossibile per Garbo non sperimentare. È così anche nella vita?
Sì, ho fatto molte cose, ho vissuto e vivo intensamente le mie esperienze. C’è  la voglia di viaggiare con la mente e con il corpo per incontrare la gente.
Che ricordi ha dei suoi inizi?
Il successo è arrivato per caso. Non sarei mai andato a propormi da nessuno.
E' un figlio della casualità?
In un certo senso. Un discografico mi ha sentito e mi ha chiesto di fare qualcosa, è andata così, altrimenti probabilmente avrei vissuto il mattone: sono un perito edile (mancato), mio padre è un geometra.
Cosa resta a Garbo di quei famosi Anni Ottanta?
Tutta la mia esperienza personale e privata, sia come artista che come uomo. E’stato un momento storico molto creativo. Io facevo delle cose in Italia e contemporaneamente all’estero altri facevano cose simili. All’epoca non c’era internet ma c’era un allineamento filosofico. Nascevano l’elettronica e il videoclip. Stava cambiando tutto.
Perché La Moda come titolo del suo ultimo album?
In realtà è un pretesto, mi interessano molto di più i modi. Il titolo viene dal tentativo di fotografare quello che ho intorno oggi: una grande omologazione, soprattutto nella musica. C’è un appiattimento totale dovuto anche ai media. Quello che dico a tutti i ragazzi è di essere originali.
Quando è uscito Blu, nel 2002, si è definito emotivo e notturno: oggi come si sente?
Un po’ più diurno, un po’ più razionale. Quando vado al parco sono sereno, mi piace giocare con la gente, non mi prendo troppo sul serio.
Cosa racconta nei brani del suo nuovo disco?
Non sono un cantastorie, più che raccontare fotografo momenti, situazioni. Le mie sono immagini, senza giudizio.
Oggi che musica ascolta Garbo?
Mi lascio investire dalla musica ma non vado a cercare niente. Mi può emozionare un pezzo di musica balcanica, un pezzo di elettronica pura o di sano rock and roll. Sono molto aperto, ascolto musica a casa di amici, alla radio, dai ragazzi che mi mandano le loro cose.
Il suo cassetto dei sogni?
Non invecchiare mai. Diventare un vampiro.
E il suo futuro?
Tanto live e l’incontro con il pubblico che giudica il livello di proposte e di comunicazione che hai raggiunto. E’ bellissimo stare con la gente.