di Marco Agustoni

Il 17 aprile uscirà Padania, il nuovo album degli Afterhours, il cui titolo sembra far riferimento a fatti di strettissima attualità politica. Se poi si conta che nel disco è incluso un brano intitolato La tempesta è in arrivo (che tra l'altro ha fatto da sigla alla miniserie Faccia d'angelo con Elio Germano), che potrebbe essere letto come un'allusione alla bufera che si è abbattuta sulla Lega Nord, allora le coincidenze sono davvero stupefacenti. Ma, parola di Manuel Agnelli, la Padania a cui alludono i suoi Afterhours è tutt'altro: "Padania non ha delle implicazioni politiche dirette. È un titolo provocatorio che usa una terra che peraltro non esiste per parlare di una condizione interna, esistenziale dell'individuo", spiega il cantante della band. "È solo una metafora territoriale, come ne sono già state fatte altre nella storia della musica.

Durante la presentazione tenutasi all'interno della splendida Cascina Cuccagna di Milano, il gruppo ha anche spiegato le ragioni che hanno portato gli Afterhours all'autoproduzione totale: "Abbiamo scelto l'indipendenza non per particolari motivi artistici, perché per fortuna siamo stati sempre liberi di fare quel che volevamo. Ma siamo arrivati a un punto in cui lavorare con un'etichetta, non solo una major, poneva vari tipi di filtri. Invece da soli siamo più a nostro agio".

È questa libertà d'azione che ha permesso agli Afterhours di concepire, affianco al cd tradizionale, un'edizione Deluxe per i fan più accaniti (a quanto pare già esaurita in prevendita), che comprende la bellezza di: un cd, una chiavetta usb con le tracce in mp3, una serie di foto su carta patinata, un libretto, sei boccette con dentro "l'anima di ogni membro della band" e un coupon per un concerto. Mica male, insomma. "Dopo tanti anni un gruppo come il nostro se lo può permettere" prosegue Agnelli, "mentre per degli esordienti fare tutto da sé sarebbe molto difficile. Quindi con la nostra scelta non abbiamo voluto dire che le case discografiche non servano più, per quanto oggi siano meno dinamiche che in passato. Insomma, il nostro non è un gesto di bandiera".



Con le tredici tracce di Padania (più due "messaggi promozionali" e una versione acustica della title track) gli Afterhours hanno piuttosto voluto "far sentire meno sole le persone, perché per noi un musicista deve comunicare le cose che non finiscono nei giornali e nelle tv. Quel che la gente sente davvero: le paure, le preoccupazioni e anche la rabbia. Spesso la gente invece si sente dissociata rispetto a ciò che vede nei media". Sintetizza Agnelli: "Volevamo un concept, non necessariamente narrativo, ma da un punto di vista emozionale, delle tensioni".

E mentre uno dei gruppi più longevi del rock italiano si prepara a raccogliere i frutti di questa nuova fatica, è arrivato anche il momento di bilanci per il progetto Il paese è reale, finalizzato a sostenere e far conoscere alcuni artisti meritevoli della scena indipendente del nostro Paese (e che ha portato la band nel "territorio ostile" del Festival di Sanremo). "È stato qualcosa che abbiamo fatto prima di tutto per noi. Dopodiché, se non lo facevamo noi, chi lo faceva?" riflettono gli Afterhours, "Quando noi suonavamo nei centri sociali o nelle birrerie, nessuno di affermato ha mai fatto qualcosa di simile. Tutte le scene musicali erano molto chiuse. Da alcuni anni invece è tornata la visione del musicista che deve essere un riferimento culturale. Non è neanche un diritto: è un dovere".