di Fabrizio Basso

Dopo l'amore e l'universo femminile ecco il mondo. Paola Turci chiude così una trilogia che la ha portata a esporare tre sfere dell'umanità. E ora porta questo suo viaggio nell'anima e nell'animo in tour. L'ultimo capitolo si intitola Le Storie degli Altri.

Paola Turci quale è il punto di partenza?
Non si può vivere considerando gli altri invisibili.
Che intende?
Che bisogna salutare. Bisogna conoscere il vicino di casa.
Chiudiamo il percorso con Le Storie degli Altri.
Mi ero riproposta di fare tre dischi in un anno e poi ce ne sono voluti tre. Quest'ultimo che credevo il più semplice si è rivelato il più compesso.
Come mai?
Lo volevo più fotografico possibile.
Le parole sono pesanti.
C'è un filo che lega le otto canzoni: si parte dal pessimismo per arrivare all'utopia. ma c'è anche l'ottimismo finale de I Colori Cambiano.
Scenario cupo.
Sono foto abbastanza nere ma con slanci vitali.
Collabora ai testi Marcello Murru.
E' uno dei più grandi autori italiani anche se poco compreso. Ha una storia personale complicatissima. A me piace scrivere condividendo i pensieri.
Compare anche Francesco Bianconi dei Baustelle.
Ha un linguaggio estremo e disturbante.
L'attualità di Devi Andartene è impressionante.
Pensi che l'ho scritta un anno fa. Una canzone scritta nel presente muore dopo un giorno.
Lei ha collaborato con J Ax quando il pop era un colosso in confronto al rap.
Abbiamo fatto Fuck You. Poi ci siamo persi e infine ritrovati su twitter e magari collaboreremo di nuovo in futuro.
Il rap ha un linguaggio forte.
Le parolacce bisogna saperle dire.
Cosa le piace del rap?
Il freestyle mi intriga. Loro sanno raccontare il quotidiano col linguaggio dei giovani.
Ora va in tour?
Sono sempre in tour. Quello legato a Le Storie degli Altri parte il primo maggio a Reggio Emilia.
Ora che farà?
Da donna vorrei realizzare qualcosa su Gaber. Trovare il punto di incontro tra la sua musica e il suo racconto.