di Fabrizio Basso

La musica è materia viva e dunque bisogna saperla lavorare. Come la creta, i colori, le parole. Marco Guazzone, classe 1988, lo sa fare. Un talento naturale che al Festival di Sanremo 2012 col brano Guasto è stato sconfitto solo dal televoto. Altrimenti la categoria giovani se la sarebbe sciroppata come un'orzata fresca in un pomeriggio torrido d'estate. Venerdì 27 aprile 2012 debutta col tour a Milano, alla Salumeria della Musica. Al centro della serata il neonato L'Atlante dei Pensieri.

Marco Guazzone un debutto coraggioso il suo.
Dice?
Un disco così variegato è da veterani.
Ci sono dentro jazz, pop, soul e rock. Voglio che la gente mi conosca nella mia completezza artistica.
Ci sono anche due lingue: tanti suoi colleghi non ne conoscono neanche una.
Ho sempre scritto in inglese. Poi un anno fa, anche qualcosa meno, mi sono cimentato con l'italiano.
Le è piaciuto?
Sì. E comunque credo di dovermi presentare al pubblico italiano in...italiano.
Bella esperienza Sanremo?
Mi è sembrato di vivere per una settimana in un frullatore.
In che senso?
Sempre di corsa, sempre in giro, show case, interviste e poi l'Ariston.
Bello, eh?
In tre minuti ho raggiunto milioni di persone.
E l'orchestra?
Forse fra dieci anni avrei potuto permettermela.
Come definirebbe il Festival?
Un bellissimo sogno.
Quanto ha lavorato a L’Atlante dei pensieri?
Due anni.
Più inglese non le avrebbero agevolato uno sbarco all'estero?
Ripeto sono italiano ed è giusto cantare in italiano. O almeno anche in italiano. Però a settembre potrebbe arrivare un EP in inglese per il mercato europeo.
Lungimirante. E il florilegio di stili?
A un primo ascolto può essere spiazzante, ci sono canzoni anche distantissime tra loro.
Come le ha unite?
Con la voce. E il mappamondo raffigurato sulla cover lo mostra visivamente.
Il suo gruppo si chiama Stag.
Lavoriamo insieme da anni e creiamo per immagini prima che per accordi.
Appassionato di cinema?
Ho ascoltato tante colonne sonore e ho cercato di cogliere le contaminazioni pop che racchiudono.
Difficile per essere un album d'esordio.
Ha ragione, è un lavoro complesso, un intarsio di riferimenti e influenze.
Le spiace non averlo fatto con EMI?
Appena appena. Certo ci speravo visto come mi hanno seguito al Festival. Ufficio promozione e ufficio stampa mi hanno accudito e protetto tutto il periodo. Gli sarò sempre grato.
Nessuna delusione?
Assolutamente no. Il bicchiere è per me mezzo pieno (E' invece mezzo vuoto per chi ama la musica: troppo facile puntare solo su Vasco, Fossati e la Mina della Bussola e non valorizzare un artista come Guazzone sul quale si è investito tempo e risorse. L'Italia pullula di talenti e di discografici senza coraggio. Peccato, ndr)
Pronto per il tour?
Ho sempre fatto concerti e con gli Stag siamo rodati. Ma capisco che questa volta sarà diverso.
Che dice ai fan e ai curiosi?
Venite ad ascoltarci pensando di andare al cinema: le nostre canzoni sono film che raccontano la vita.