di Fabrizio Basso

Attore, musicista, buongustaio, poeta. Incontrare Cesare Cremonini è un viaggio in una dimensione sospesa, dove la quotidianità mastica la nostalgia e quegli odori che vengono dal passato sembrano uscire da un mobile high-tech. L'amore raccontato da lui è la lavanda strofinata sulle mani, è un morso a una mela, è un sorriso ai tempi delle tasche vuote. Punta dritto gli occhi quando gli fai la domanda e poi pensa. E se non è convinto chiede di essere più precisi. Più diretti. Lui ha il pregio di sapersi mettere sempre in gioco. Altro che dischi fotocopia per non indispettire il pubblico.

Cremonini quando ha iniziato a lavorare a La Teoria dei Colori?
Appena finite le riprese de Il cuore grande delle ragazze, il film di Pupi Avati.
L'embrione dell'album?
Sono partito con Amor mio e Una come te.
Poi?
Poi è come se in testa si componesse un cruciverba e cresceva la sensazione di poter fare non solo un disco difendibile ma anche in cui credere.
Cosa è la credibilità?
Sapersi rinnovare senza smarrire il passato.
Amor mio è entrato nel film I padroni di casa di Gabbriellini. Tante belle cose dà il titolo a uno spettacolo teatrale di Alessandro D'Alatri.
Come vogliamo chiamarla?
Non so, dica lei.
Fortuna, karma, destino. Io stavo scrivendo qualcosa che era perfetta per il film. Non scrivo su commissione, non mi riesce. E poi nel film di Gabriellini c'è Gianni Morandi: un artista straordinario.
La sua esperienza con Avati?
Ci tornerei subito. E' un papà. Quando finiscono le riprese ti senti vuoto, il suo affetto manca.
La musica però è altro.
E' più profonda. Ospita nodi e snodi del privato e del pubblico.
L'amore è anche una reazione a questo momento difficile?
Bisogna replicare a quello che ti gira intorno. L'amore insegna che devi legarti a chi ti appoggia e anche il contrario.
Un disco su più piani di lettura?
C'è un sottofondo di sangue, vino, lacrime, sconforto, gioia...le canzoni sono un momento di verità e la verità non nuoce mai.
Ora in tour?
In autunno. Ora voglio vedere La teoria dei colori vivere di propria luce, camminare da solo.