di Marco Agustoni

Luchè si è fatto conoscere dagli appassionati di rap grazie alla sua militanza nel duo dei Co'Sang, assieme al suo socio 'Ntò: il risultato sono una serie di dischi di successo e varie collaborazioni con i grandi dell'hip hop made in Italy. Ora quell'esperienza è terminata e Luchè si ritrova a viaggiare in proprio con il suo primo disco da solista, intitolato L1: ne fa parte il singolo Ti voglio, cantato assieme a Da Blonde, di cui vi presentiamo il video in anteprima. E per l'occasione abbiamo anche fatto due chiacchiere col rapper napoletano.

Partiamo proprio da Ti voglio: ti va di raccontarci questo brano?
È uno dei pezzi più sentimentali dell'album. Parla dell'amore come una catena: magari ti liberi da una storia e ti butti subito in un'altra relazione, ma non te ne sei davvero liberato. E anche il video è la metafora di un amore travagliato.

Il video invece?
Lo abbiamo girato in Puglia, vicino a Lecce: il regista del video, Mauro Russo, viene da lì. I posti del Salento ci hanno dato delle ambientazioni davvero uniche, in alcuni momenti sembra che non sia neanche l'Italia.

L1 è il tuo primo disco da solista: com'è stato lavorare in proprio?
Non è stato più facile o più difficile. Anche quando stavo nei Co'Sang avevamo una certa libertà. Però è vero che in un gruppo devi sempre fare i conti con i gusti di un altro. Un disco solista invece è un viaggio tutto, è un'esperienza quasi spirituale.

Senza entrare nei particolari, come pensi che i fan abbiano preso la separazione dei Co'Sang?
Il pubblico è diviso. Ci sono molte voci a cui la gente crede, secondo cui sarei responsabile della separazione dei Co'Sang, cosa che non è assolutamente vera. Tutto si riconduce al fatto che abbiamo preso strade artistiche diverse. Io i Co'Sang non li avrei mai sciolti, ma non ho potuto farci niente e ora ne pago le conseguenze, perché c'è magari chi è nostalgico e ama quello che facevo prima che non accetta che io possa fare un disco in italiano con sonorità un po' più leggere. Per fortuna c'è anche una parte di pubblico più aperta ai cambiamenti, che non si ferma ai pregiudizi e dopo aver ascoltato ha apprezzato. È un po' come un nuovo inizio.

Il disco è aperto a sonorità diverse rispetto all'hip hop...
Si sente l'influenza di molto pop anni '80, molto rock. Lavorando con Rosario Castagnola che viene dal rock, mi sono aperto all'ascolto di altri generi. Io ascolto soprattutto rap e questo è comunque un album hip hop, però abbiamo fatto qualche esperimento, ci sono strumenti suonati dal vivo, bassi distorti... non ci siamo limitati a trovare un campione e a metterci la batteria sotto.

Disco solista, ma in buona compagnia: come sono nati i featuring di L1?
Da rapporti sia di stima che artistici. Io lavoro solo con gente con cui mi trovo in sintonia, ma ci sono molti miei amici con cui non faccio brani. Collaboro con persone che mi stimolano artisticamente, così com'era coi Co'Sang. Nel disco ci sono artisti che conosco da tempo, come i Club Dogo, Marracash, i Fuossera... e poi ci sono collaborazioni nuove come Franco Ricciardi o Da Blonde. Anche Emis Killa: l'ho conosciuto da poco ma ci siamo subito trovati, perché è un ragazzo sincero ed è molto simile a me.

È un bel periodo per l'hip hop campano, con Clementino, Videomind, Rocco Hunt, Fuossera... c'è un motivo particolare, o Napoli e dintorni sono sempre stati legati all'hip hop?

In Campania l'hip hop è sempre andato forte, ma negli ultimi due anni c'è stato un vero e proprio boom, di cui già noi Co'Sang non facevamo più parte. Se vedi le visualizzazioni su Youtube dei video degli artisti nuovi, sono triplicate. È anche naturale, perché comunque il rap è il genere più forte dappertutto, prima o poi doveva succedere anche qui.

E secondo te questo boom della musica rap ha portato a una parallela diffusione della cultura hip hop in senso ampio?
Un po' le due cose si sono distinte. Magari i ragazzi ascoltano un disco rap e poi il sabato vanno a ballare la house o la techno. Non credo che i ragazzi che ascoltano me o il rap napoletano abbiano per forza la passione per i graffiti e la breakdance. Il rap è un mezzo molto più immediato, è anche normale che sia così.