di Marco Agustoni

In patria, gli americani Halestorm stanno andando alla grande, complice la grinta delle loro canzoni, ma anche la recente apparizione di un loro brano nel popolare show televisivo Glee. E, diciamocelo, anche grazie alla presenza scenica di Lzzy Hale, rocker carismatica che ha fondato il gruppo assieme al fratello Arejay. Ora gli Halestorm, usciti ad aprile con il secondo album The Strange Case of..., suoneranno in data unica italiana il 7 ottobre ai Magazzini Generali di Milano. Per prepararci all'evento abbiamo scambiato due chiacchiere proprio con Lzzy, che oltre ad essere affascinante si è dimostrata anche molto simpatica.

Il 7 suonerete a Milano: cosa ci dobbiamo aspettare dal vostro show?
Oh, è la prima volta che suoneremo in Italia, per cui cercheremo di dare davvero il massimo per conquistare i nostri fan italiani. Faremo la maggior parte delle canzoni dai nostri primi due album, per cui sarà un pacchetto completo.

A proposito di concerti: qual è la situazione più strana in cui vi siete esibiti?
Non è facile rispondere, perché alle volte ho la sensazione che ogni concerto sia il più strano. [ride] Ma devo dire che quando siamo stati in tour in Giappone è stato piuttosto particolare... ricordo una volta in cui il pubblico era in delirio, a un certo punto hanno afferrato il braccio di mio fratello e non volevano più ridarcelo indietro.

La cosa più strana che uno di voi ha fatto sul palco?
Di solito è mio fratello quello che fa le cose strane, ogni volta cerca di stupirci con qualche novità. Di recente prima di uno show ci ha detto che avrebbe suonato la batteria con due ombrelli... e in effetti lo ha fatto!

Curioso... e il risultato com'è stato?
Non era affatto male...



Avete suonato sullo stesso palco con alcuni grandi del rock: qual è stata la volta più emozionante?
Posso dire che siamo dei privilegiati, perché in effetti abbiamo suonato assieme a molte di quelle che per noi erano delle leggende, ai tempi della scuola. Ma una delle volte che mi ha più emozionato è stata di recente ad Amsterdam: suonavamo la stessa sera di Slash, che aveva sentito una nostra cover di un pezzo dei Guns'n'Roses. A un certo punto, senza che ne sapessi niente, mi dice che mi vuole sul palco per cantare assieme a lui. È stato straordinario, ma non capivo più niente: mi voltavo e vedevo Slash che mi sorrideva... era surreale!

Si dice che il secondo album sia il più difficile per una band: è stato così per The Strange Case of...?
In effetti nel registrare questo disco abbiamo sentito molta pressione. C'erano delle volte in cui mi chiedevo se non stessimo sbagliando del tutto direzione e per i primi mesi non ero affatto sicura del risultato. Poi, a un tratto ho capito che stavamo facendo qualcosa di ancora migliore del nostro primo disco, e da lì mi sono rilassata. E ora posso dire di essere davvero fiera di The Strange Case of...

La vostra musica oscilla tra pezzi hard rock e momenti più melodici: in quali ti senti più a tuo agio?
Adesso in entrambi. Ho scoperto di avere un debole per le piano ballad, ma fino ad un po' di tempo fa non lo avrei mai ammesso. Noi abbiamo sempre fatto pezzi aggressivi ed era come se la parte più dura di me, quella da rock girl, non volesse ammettere che ne esisteva anche una più morbida. Ma finalmente penso di aver trovato un equilibrio.



Uno dei brani del disco, Here's to Us, è finito in Glee, che non ha propriamente a che fare con il vostro tipo di musica. Com'è stato per voi?
In effetti prima che usassero la nostra canzone non avevo mai visto Glee. Ma sapere che uno dei nostri pezzi è finito in uno degli show più popolari del momento è stato un grande onore. In più è stato un ottimo modo per farci conoscere: ci sono tanti ragazzi che, se non fosse stato per Glee, non sarebbero mai venuti a cercare le nostre canzoni. Ma in Here's To Us ci sono tre parole che loro non hanno potuto usare in televisione... [ride].

I vostri fan, invece, come hanno reagito?
Alcuni, i rocker hardcore, non l'hanno presa bene. Ma altri sono stati contenti, perché l'hanno visto come un modo per fare conoscere la nostra musica a più persone. Diciamo che ci sono state entrambe le reazioni e ho trovato interessante seguire il dibattito online.