di Camilla Sernagiotto

Se Shakira non fosse l’idolo del suo Paese, se i suoi genitori non approvassero quello che fa, se fosse oggetto di continue minacce da parte dei suoi concittadini e se indossare una T-shirt che la ritrae rischiasse di trasformare un suo fan in un bersaglio, forse Shakira non sarebbe Shakira.

Perché fare la Pop Star è bello se puoi vantarti di esserlo e vivere come una Regina, mentre se quell’etichetta diventa un Curriculum Vitae pericoloso e deprecabile da buona parte dei tuoi cari, chi te lo fa fare?

Eppure c’è chi ha fatto la propria scelta, che è quella di rischiare, provocare, scuotere le coscienze.
Si tratta di una ribelle sui generis, non di quelle con viso coperto pronte a battersi in piazza tra la folla, bensì del genere scollate, vestite in maniera succinta, sexy e ancheggianti.

Di ribelli simili non se ne vedono molte a Erbil, capitale del Kurdistan dove la donna sta per lo più zitta in un angolo, ad aspettare che l’uomo parli o che le permetta di esprimere la propria opinione.
Ma abituate come sono a tenersela per sé quella opinione, le curde hanno disimparato quasi ad averne una.

Ed è qui che entra in scena Dashni Morad.

A ventisei anni sei ancora incosciente da un lato e più saggia di una nonna dall’altro: queste sono le due anime che si annidano in lei, la cosiddetta “Shakira del Kurdistan” che ogni giorno lotta per permettere alle sue connazionali di aprire gli occhi. Sempre cercando di non offendere il proprio Paese e il credo che lì vige come legge.

Il suo ultimo singolo s’intitola proprio I Am (Open Your Eyes) e aspira appunto a scuotere le coscienze e infervorare gli animi, affinché anche il Kurdistan permetta alla donna di scegliere cosa dire, fare e baciare.

Nonostante all’età di undici anni sia scappata assieme alla famiglia in Olanda per scampare allo sterminio dei curdi perpetrato dal regime di Saddam Hussein, Dashni non ha mai smesso nemmeno per un attimo di essere quello che è: musulmana, mediorientale e per questo rispettosa degli usi e costumi della sua gente.

È talmente attaccata al proprio Paese che tre anni fa ha deciso di tornarvi a vivere, nonostante una Pop Star si senta più a casa in posti come Los Angeles, New York o Londra.

Tentando di coniugare passione musicale e bellezza prorompente con le tradizioni curde, ecco l’ugola che tra un concerto e l’altro dribbla insulti e si sente tacciata di immoralità ma non si perde d’animo e continua con la sua crociata:



Quest’inverno sarà in Italia a presentare il suo ultimo album Frishtay Mihraban (Peaceful angel).