di Fabrizio Basso

Francesco Guccini esce dal coro. Oddio non che sia mai stato uno del coro, è sempre stato fuori. Per mentalità e natura. Ma questa volta divorzia dalla musica. La chitarra diventa un oggetto per rare serate con i sodali di sempre, la scrittura confluirà in libri e lui si godrà Pavana, con le sue storie, le sue leggende, la sua Spoon River. Si intitola L'Ultima Thule il disco col quale saluta i fan, gli amici, gli estimatori: è un album di una bellezza struggente, ricorda quelle bellezze femminili che ogni volta che rivedi ti fanno ancora tremare. Di quelle bellezze che riempiono i silenzi dove incespicano le parole. O restano sospete. O non dette. O dette male. O male...dette. Sky.it lo ha incontrato a Milano, tra melanconia e ammirazione, rispetto e tristezza.

Guccini è davvero finita?
Ho perso voglia e entusiasmo.
All'improvviso?
Quando ho pubblicato il primo album Folk Beat non credevo me ne avrebbero fatto fare un altro.
L'Ultima Thule è il numero 17.
E' dal 1972, dopo Radici che penso di smettere.
Sono 40 anni.
Tanto tempo, ma ora non mi ritrovo più, a una certa età si è spaventati dal mondo che ci circonda.
Cosa teme?
Quando mi dicono che i pre-order vanno bene non capisco. Cosa sono? Chiamatele prenotazioni. Cosa è i-tunes? Ma potrei ampliare la gittata: una volta i fiumi straripavano oggi esondano. Io vengo dall'altro secolo.
Ma se una canzone nascesse?
Non credo. Ma nel caso la ho promessa a Beppe Carletti dei Nomadi per i 50 anni di carriera nel 2013.
Va ancora per osterie?
Meno da quando ho lasciato Bologna per Pavana. Ma sono sempre stato ritenuto un esperto di osterie erroneamente.
Ci sono brani tipo Canzone delle Osterie di fuori porta che testimoniano il contrario.
Le frequentavamo. Ma eravamo un gruppo di amici. Ci andavamo a mezzanotte e stavamo lì fino alle 3, alle 4.
A che fare?
Suonare, giocare a carte. All'italiana: scopone, briscola, tarocchino.
Tarocchino?
Credo sia il gioco più antico: 62 carte, 40 di mazzo più 22 arcani. E contare i punti è difficilissimo.
Con L'Ultimo Viaggio affronta la vita che verrà.
Ci penso, come negarlo. Mi giro indietro e non vedo più tanti amici.
Come lo immagina?
Mi piace pensare che ci ritroveremo. Ho tante domande per i miei vecchi.
Come è stato registrare al mulino?
Suggestivo. E' quello di mio nonno Chicon. E' sulla copertina di Radici. Non è quello del mulino bianco è a ruote interne orizzontali.
Ma lei da grande cosa voleva fare?
Lo scrittore. Ecco perché mi fa specie avere dedicato così tanti anni alla canzone.