di Marco Agustoni

Jamie Cullum è piccolino, ecco la prima cosa che balza in mente nel vederlo. Una sorta di concentrato di talento, genio in barrique, insomma. Uno che con la sua miscela di jazz e pop ha conquistato le classifiche, ma anche quel burbero di Clint Eastwood, che a suo tempo lo volle per la colonna sonora di Gran Torino. Ora Jamie, che nel frattempo è diventato due volte papà, è giunto a quella che a suo dire è la prova della maturità, con il nuovo disco Momentum in uscita il 21 maggio. Ne abbiamo parlato con lui.

Si è letto che per registrare questo disco hai usato un po' di tutto, anche applicazioni del telefono: è così?
Diciamo che sono dovuto diventare un'opportunista, come cantautore. Con due figli, la mia vita è cambiata radicalmente, non c'è più quel momento romantico in cui ti siedi in silenzio, guardando fuori dalla finestra, e l'ispirazione arriva. Ora devo approfittare di ogni occasione buona per scrivere e registrare, con i mezzi che ho a disposizione al momento. Per cui sì, mi è capitato di usare strumenti anche poco convenzionali.

Insomma, hai fatto di necessità virtù...
Quando mi sono venute in mente la melodia e le parole per Sad, Sad World sono corso in studio in pigiama, per paura di dimenticarmele. Erano le otto del mattino, mi ero svegliato da poco e c'era una tonalità davvero particolare nella mia voce. Il risultato mi è piaciuto così tanto che non ho più avuto bisogno di riregistrarla.

Hai anche avuto delle tempistiche piuttosto strette, nel registrare...
Avere una scadenza ti costringe a focalizzarti, mentre se hai troppo tempo rischi di perderti nei particolari e non uscirne più. In effetti, in questo modo ho finito l'album ancora prima di rendermene conto.

Lavorare con produttori dalla personalità spiccata come Dan the Automator e Jim Abbiss ha influenzato molto il sound del disco?
Dan è un mio amico da tempo, con lui avevo già registrato Get Your Way. Con Jim invece era la prima volta che lavoravo, ma sapevo di andare sul sicuro. In ogni caso, ho dato subito io una direzione ben precisa al disco. Loro hanno reso il tutto meno grezzo, più compatto.

Il primo singolo si intitola Everything You Didn't Do (ndA: "tutto quello che non hai fatto"). C'è qualcosa, come musicista, che ti penti di non avere fatto?
Posso vantare una carriera decennale, nel corso della quale ho fatto davvero tante cose, per cui non mi piace guardare quello che non ho fatto. Preferisco pensare a quello che farò in futuro... ho in mente tanti progetti.



A proposito di cose fatte, quanto è stato importante per la tua carriera partecipare alla colonna sonora di Gran Torino?
È stato più importante di qualsiasi altra cosa io abbia fatto. Come occasione, è arrivata al momento giusto. È stata una sfida, scrivere musica a partire da un semplice copione che mi era stato lasciato da Clint Eastwood. Penso che mi abbia fatto crescere come autore.

Quando hai cominciato a scrivere Momentum, cosa avevi in mente?

Non mi piace fare dischi comodi, come sarebbe stato ad esempio fare un disco di soli standard jazz con un unico produttore. Ma al tempo stesso, mi sono detto che non volevo provare niente a nessuno, non ne ho più bisogno, per cui ho solo lasciato parlare le canzoni.

In Love for $ale canta anche il rapper Roots Manuva, che ha un background musicale piuttosto diverso dal tuo...
In realtà, sono sempre stato interessato all'hip hop. È grazie ai sample dei pezzi rap di gente come Guru con il suo Jazzmatazz o degli US3 se ho conosciuto Miles Davis o Herbie Hancock. Sentivo queste canzoni e mi chiedevo: da dove verrà questo campionamento? Per cui mi piaceva l'idea di sviluppare in musica questa passione per l'hip hop. Ed è stato spontaneo pensare a un artista come Roots Manuva, che oltre a essere inglese come me è uno dei miei preferiti.