di Fabrizio Basso

Marco Mengoni è tutto tranne che essenziale. E se lo è...lo è a modo suo. Di essenziale, nell'anteprima dell'Essenziale Tour di mercoledì 8 maggio al Teatro degli Arcimboldi, c'è stata solo l'ultima canzone quando si è presentato in jeans e maglietta. Dopo, in camerino, lo abbiamo visto anche più essenziale, ma questa è altra storia. Oltre due ore di live diviso in due parti. Una scaletta studiata nei minimi dettagli che, come ci ha spiegato, "andrò comunque a risistemare. Alcune cose non mi convincono, potrei modificare l'ordine di alcuni brani". A oggi il primo tempo si apre con #prontoacorrere e chiude  con 20 sigarette. Il secondo va da La vita non ascolta a L'essenziale. Il bis è Una parola.

Lui sul palco è meno rock che in passato, le scenografie sono più raffinate, con nove parallelepipedi luminosi che riescono a ricreare molte immagini e suggestioni: "Mi diverte l'idea di abbinare brani con una melodia classica a elementi tecnologici. Questo è per me il palco dei sogni. E' il risultato delle precedenti esperienze, degli incontri che ho fatto in questi anni, delle persone che hanno lavorato con me e di quelle che ci lavorano ora". A proposito della sua (apparente) staticità lui ha risposto con un sorriso e dopo avere sorseggiato un po' di vino ha aggiuntoto: "La prima parte serve per scaldare i muscoli, la seconda per saltare".