di Fabrizio Basso

E' un po' come la sua terra, un gioco di contrasti. Ed è forse per questo che fondere la musica elettronica con quella classica è diventata una missione possibile per Olafur Arnalds. Islandese di 27 anni dopo aver suonato la batteria nei Flighting Shit e nei Celestine e dopo un tour con i connazionali Sigur Ros, ha intrapreso un percorso da solista. Il suo ultimo album è "For now I am Winter": per la prima volta compaiono delle liriche affidati ad Arnór Dan Arnarson. Sarà in concerto questa sera a Roma e domani sera a Padova portato da Comcerto.

"For now I am Winter" è l'album della svolta?
Lo spero, ci ho lavorato molto e volevo un cambiamento forte nel mio stile musicale.
Perché fondere la musica classica con la musica elettronica?
Non una scelta, è successo per caso e ho trovato la cosa molto stimolante.
E' sua la soundtrack del film di Sam Levinson "Another happy day".
Dopo quella esperienza, che ho trovato elettrizzante, ho lavorato a qualche altro film: mi piace, trovo interessante il mondo del cinema. E' sempre una sfida relazionarsi con cose nuove, si impara molto.
Come è stata l'esperienza con i Sigur Ros?
Divertente ed emozionante. Sono delle persone fantastiche oltre che dei musicisti ispiratori.
Quali sono i suoi punti di riferimento?
Grandi compositori come Chopin o Bach. Ma anche musicisti moderni come Nils Frahm, Max Richter e Hauschka.
Quanto è stato importante per lei, come musicista, crescere in Islanda?
Si può trovare l'ispirazione ovunque per ciò che si decide di creare. L'Islanda è sicuramente ispirante come qualsiasi altro paese.
Perché ha scelto una via strumentale fino a "For now I am Winter"?
Mi piace pensare che chi ascolta sia libero di interpretarli come desidera.
Le sue canzoni sono molto intime...
Per questo scelgo luoghi intimi per cantarle. Amo particolarmente i luoghi in cui il pubblico non è troppo lontano da me e con un buon livello tecnologico: l'acustica deve essere buona.