di Fabrizio Basso

Era il nostro Elvis Presley. Il cuore matto non è solo quello che lo ha tradito ma è stato la sua vita. Nel senso che la ha attraversata a mille all'ora. Che sarebbe stato un grande lo si è capito da subito: il suo primo successo fu 24mila baci, che i più conoscono nella versione di Adriano Celentano, ma il primo a cantarla fu proprio questo ragazzetto di Tivoli in coppia col supermolleggiato: un super duetto che infiammò il Festival di Sanremo del 1961. Ottenne il secondo posto.

E dire che quando giunse al Festival lui era già famoso in Inghilterra: un impresario d'Oltremanica ne intuì le doti, notò in quel personaggio minuto, col ciuffo a grondaia, un Presley nostrano e se lo portò a casa. Per cui quando l'Italia lo scoprì e lo trasformò in un sex symbol aveva già tre anni di storia importante. Lui che era nato nel 1941. Non è contento del secondo posto con Celentano, sul palco di Sanremo torna nel 1964 e questa volta vince con Quando vedrai la mia ragazza. E' vero quando si sussurra che gli anni Sessanta con lui sono stati generosi, ma è anche vero che ci ha lasciato perle indimenticabili quali Cuore matto, La spada nel cuore e Riderà.

Quelli della sua generazione evaporano negli anni Ottanta. Lui non molla. Va all'estero dove diventa una icona del made in Italy. In Italia cresce la nostalgia e lui continua a essere invitato in trasmissioni che rievocano gli anni Sessanta e Settanta. Non è un periodo aureo ma di certo argenteo. L'ultimo guizzo nel 2003 quando con l'amico di tante nottate Bobby Solo torna a Sanremo con "Non si cresce mai". La canzone non piace ma in quel titolo c'è un messaggio molto forte: oggi la gente guarda al passato non per ricordarlo ma per riviverlo e ogni volta che Little Tony liberava la sua voce si tornava, socchiudendo gli occhi, in quell'anno, in quell'estate, a quel bacio. E davvero, oggi come allora, non si cresceva mai.

Little Tony in Cuore Matto