di Fabrizio Basso

Arriva quel "Bravo ragazzo" di Gué Pequeno. Così si intitola il disco che ha pubblicato per Universal. Diciannove brani e tante collaborazioni importanti: da Fabri Fibra ad Arlissa, da Fedez a Emis Killa, da Marracash a Jake La Furia, da Ensi a Ntò, da Julia Lenti a Caprice fino a Tormento. Sky.it ha incontrato Gué Pequeno negli uffici della sua etichetta discografica, la Universal.

Quanto ha lavorato all’album?
Circa un anno.
Solo su questo progetto?
Stavamo ancora lavorando all’ultimo album dei Club Dogo.
Una sovrapposizione, almeno in parte.
Ho raccolto materiale fino all'ultimo poi lo ho legato e ha preso forma il disco.
Come definisce il risultato finale?
Un kolossal del rap italiano con brani tamarri e scorretti ma anche con canzoni più autoriali.
Quali sono quelle più lievi e profonde?
“Rose nere” è particolare, ha una base triste ma armoniosa. “Ruggine e ossa”, fatta con Julia Lenti, è più introspettiva. “Scappati  di casa” è una fiction emotiva.
Il rap oggi è forse il genere più contaminato.
In tutto il mondo ci si scambiano favori. Le tipologie di collaborazioni sono due: la restituzione di un favore tipica italiana e le collaborazioni sincere figlie di stima reciproca.
Negli altri generi non c’è tanta naturalezza?
Il rock è mosso dagli interessi, qui c'è più spontaneità.
Il biglietto da visita del disco?
Diciannove tracce e molte mi suonano bene come certi brani che ascolto in giro.
Caratteristiche?
E’ un po’ black. Non contiene roba super nazional popolare.
In alcuni pezzi si è affidato alla produzione dell’americano Beat Freakz ma la sensazione è che da Oltreoceano arrivino tutti suoni simili.
Meglio avere musica uguale che viene dagli Usa che dall’Italia.
Non si sa più rischiare?
Vero ma c'è chi ci prova.
Tipo?
Jovanotti ha usato Benny Benassi che non è il mio genere ma evidenzia una bella cultura musicale.
Ora se ne va in tour?
Parto a ottobre, in estate farò dj set e suonerò in qualche occasione speciale. Insomma cose da...bravo ragazzo.