di Fabrizio Basso
(da Torino)


Sono da poco passate le 21 di una domenica fatta di nuvole gonfie e vento e pioggia quando il Kom appare sull'enorme palco dell'Olimpico di Torino. Alle sue spalle un triangolo gigante col vertice verso l'alto, il suo simbolo. Si placa quell'alè alè Vasco Vasco, alè alè Vasco Vasco che da metà pomeriggio echeggiava come un mantra, ogni pochi minuti, in quel luogo di calcio per quattro sere (si replica il 10, il 14 e il 15 giugno e poi il 22, 23 e 26 a Bologna) prestato alla musica. E' sold out da settimane ma questa non è una notizia: il Blasco riempie gli stadi da 23 anni se si prende come punto di partenza San Siro 1990.

Il prato ribolle, le curve e le tribune sono tutte in piedi. Vasco appare, tutto in nero, come al solito, con scarpe rosse e cintura in tinta: un respiro e parte con "L'uomo più semplice". Ha la voglia di un debuttante, salta, corricchia da una parte all'altra del palco...d'altra parte come dice la canzone "sono l’uomo più semplice che c’è, sono l’uomo giusto per te, sono l’uomo della primavera". Quest'ultima, in realtà, è la sola assente. Ingiustificata. Le canzoni si annodano tra loro come fossero una sola e a ognuna si appiccicano i ricordi. Il gran finale è stato proprio un graffio ai sentimenti con “Sally”, “Un senso”, “Vita spericolata” e “Albachiara”.

Torniamo all'inizio, in quel raro momento in cui la pioggia ha dato respiro. Si succedono “Sei pazza di me”, “Non sei quella che eri”, "Staro meglio di così" e “Domenica lunatica”. Una partenza spinta ma il rock non è ancora bollente. All'inizio della seconda parte, preceduta da un interludio durante il quale la band si è divertita e ha fatto divertire, Vasco cala un tris pazzesco con “C’è chi dice no”, “Gli spari sopra” e “Stupendo”: attualissime, purtroppo, nonostante siano state scritte tra il 1993 e il 1996. Il secondo atto di questa straordinaria liturgia "ospita" anche “Non l’hai mica capito”, canzone scritta all'età di 15 anni, e la meravigliosa "Canzone".

Poi dedica col solo movimento dello sguardo “Eh già” a tutti quelli che lo hanno dato per finito mentre "io sono ancora qua". Gioca con le parole in “Delusa”, che fa parte del medley che comprende anche “Rewind”, “Gioca con me”, “Mi si escludeva” e “Asilo Republic”. Vasco, come da sempre, saluta e se ne va con “Albachiara”: il discorso è stato riallacciato, il percorso continua ma soprattutto si torna tutti a casa con gioia.