di Camilla Sernagiotto

Come ogni femme fatale che sia degna di questo nome, anche Cat Power non arriva mai puntuale a un appuntamento.
Ma, come per ogni femme fatele che si rispetti, ne vale sempre la pena.

Il vasto e variegato pubblico del Carroponte di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, riunitosi ieri sera per godersi il live del nome femminile più nominato (non invano) nella scena indie-rock-folk ha atteso più di un’ora prima di vedere la propria beniamina salire sul palco e dare inizio alle danze, tuttavia è bastato che schiudesse le labbra carnose e intonasse le prime note per farsi perdonare.
Perché ogni suo fan, uomo o donna che sia, la considera al pari di una dominatrix e da lei accetta tutto, dalle sigarette gettate addosso alle rose lanciate a fine concerto.

Charlyn “Chan” Marie Marshall, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Cat Power, è riuscita ad ammaliare tutti quelli che da ieri sera possono affermare con fierezza: «Ho assistito al miglior concerto di Cat.»
Scordatevi la vecchia Power che barcolla, si dimentica i testi, si ferma all’improvviso nel bel mezzo di una canzone, perché se cercavate lei di sicuro ieri sera sarete rimasti delusi dalla sua “sostituta”, che ha cantato in maniera impeccabile la sua ultima fatica discografica, Sun (2012), ipnotizzando chiunque, zanzare incluse.

Nonostante il titolo solare, è la luna la musa che da sempre ispira Cat Power (basti pensare al suo album Moon Pix del 1998), la stessa che ha indicato, invocato e alla quale ha ululato per tutta la sera come una provetta sciamana.
Un concerto bestiale nel vero senso del termine, pregno com’è stato di quei miagolii e rantolii che sono la cifra stilistica di una delle rare cantanti che, anziché sfoderare virtuosismi da talent show e puntare sull’ugola, cantano con le viscere riuscendo così a penetrarti non tanto nelle orecchie, ma nella pelle.
Fino a intaccarti l’anima.

Dal ritornello di Cherokee al sound latineggiante del loop di piano di Ruin fino ad arrivare ai ritmi sincopati con retrogusto dance di brani come Real Life e 3, 6, 9, Cat Power ha deliziato ogni palato musicale e citato mostri sacri del glorioso passato delle sette note; tra il cameo vocale firmato Iggy Pop incluso nella canzone Nothin But Time, il verso di Nina Simone in apertura di Peace And Love (“peace and love is a famous generation”) e il rimando ai Black Flag, tanti nomi sono stati scomodati per sfornare Sun.

Dopo sei anni di fermo artistico costellato da problemi di salute, rehab e ricadute varie, solo dopo aver assistito a un’esibizione come quella al Carroponte ci si rende pienamente conto di ciò che Cat Power intendeva definendo il suo nuovo album con le seguenti parole: «una rinascita».

E chi avesse da ridire sul suo attuale look platinato, prendetevela con Howard Hawks invece che con Cat.
Perché gli uomini preferiscono le bionde (con tanto di neo sulla guancia alla Marilyn).