di Elisabetta Tomasone

Ellen Pompeo è perfetta nel ruolo di Meredith Grey, il medico del Seattle Grace Hospital combattuta tra la carriera e l’amore della sua vita, il dottor Derek Shepherd (Patrick Dempsey). Cresciuta nei sobborghi malavitosi di Boston, in mezzo ai gangster, oggi è considerata una delle donne più
sexy e talentuose di Hollywood, guadagna 200.000 dollari a puntata e nel novembre del 2007 ha sposato il suo principe azzurro, Chris Ivery, noto produttore musicale.

Tempo fa dichiarava che in Grey’s Anatomy c’era un po’ troppo sentimentalismo. È ancora della stessa opinione?
«Lo ammetto: la serie ha preso una piega mielosa. Ma riconosco che gli intrighi sentimentali hanno un forte appeal sugli spettatori».

Al Seattle Grace Hospital, Meredith cerca di farsi valere tanto quanto i chirurghi uomini. Secondo lei è difficile per una donna fare carriera?
«Vale sempre la stessa regola: se un ragazzo e una ragazza fanno la stessa scelta, il primo è un uomo d’affari con le palle, la seconda una p......».

Qual è stata la prima volta che un ragazzo le ha chiesto di giocare al dottore?
«Avevo 16 anni, lui 24. Ero l’esatto opposto di una pin-up, quindi gli uomini non mi calcolavano. Quando è venuto a saperlo mio padre, si è infuriato. Ha aspettato che mi accompagnasse a casa e l’ha tirato fuori dalla macchina per il collo. Così è finita la mia prima storia d’amore. Senza aver giocato all’infermiera...».

Cosa fa per sentirsi sexy?
«Ho assoldato un personal trainer che mi tortura per 1.000 dollari a settimana. Forse sarà la volta buona che farò pace con il mio “lato b”».

Prima di sposare Chris Ivery, molte donne le hanno dato filo da torcere. Ci racconta un episodio?
«Eravamo in un ristorante di L.A. per una cenetta romantica. Peccato ci fosse anche una cameriera, stile coniglietta di Las Vegas, che continuava a chiamare Chris, “baby” e “honey”. Io sono rimasta allibita a guardare. Alla fine ho anche scoperto che lui le ha lasciato 200 dollari di mancia pagate con la mia carta di credito!»

É stata dura mantenersi da teenager?
«Quando avevo 4 anni mia madre è morta per un’overdose di pillole. Quindi mi sono rimboccata le maniche. A 19 facevo la cameriera dietro al bancone di un localaccio a Miami. Avevo bisogno di soldi e così, se un cliente non ne sborsava abbastanza, alzavo la voce».

Com’è diventata tanto audace?
«Sono cresciuta nei sobborghi di Boston, pieni di gangster irlandesi e italiani. Ho capito in fretta come ci si fa rispettare. Sembrava di vivere in un moderno Gangs of New York».

Proprio la città dove adesso sta cercando casa. Come prosegue la ricerca?
«Un disastro! Ho abboccato alla proposta di un’agenzia che mi proponeva una sistemazione a Manhattan, a un prezzo ottimo. Il giorno dell’ispezione, però, appena chiusa la porta l’intonaco ha cominciato a staccarsi, le tubature a perdere acqua e tutto andava in pezzi. Non sarebbero bastati 2 milioni di dollari per ristrutturarla. Quando sono a New York vivo ancora in hotel»

Intervista a Sandra Oh

I suoi genitori la volevano medico o avvocato, ma lei li ha accontentati solo in parte, recitando la parte della cinica dottoressa Cristina Yang. Un ruolo che
le è valso un Golden Globe come miglior attrice non protagonista in una serie tv. Così Sandra Oh, nonostante le modeste origini di immigrata coreana della middle class, è riuscita a
diventare una delle attrici asiatiche più popolari degli States.

Sandra è simile a Cristina?
«Diciamo che Sandra è l’opposto di Cristina: sono generosa, non so cosa voglia dire essere ciniche e competitive. Poi non guardo mai Grey’s Anatomy, ma sono grande fan dei Simpson».

Qual è la reazione di chi la ferma per strada?
«In realtà non chiedono mai l’autografo! Vogliono solo strapparmi qualche anticipazione sulle messe in onda di Grey’s. La domanda più ricorrente è: “Cosa succederà?”. Salvo correggersi subito dopo: preferiscono vederlo in Tv».

Lei viene da una famiglia d’immigrati. Come hanno reagito alla sua scelta di voler diventare un’attrice?
«Per loro è stato un vero shock. Vengo dai sobborghi coreani di Ottawa, in Canada. I miei genitori sono ferventi cattolici. L’ultimo loro desiderio era vedermi in televisione. Mi ripetevano sempre: “Come contribuirai alla società? Sarai una buona cristiana?”».

E qual era per loro, dunque, il lavoro perfetto?
«Avevo due sole alternative: il dottore o l’avvocato. Tutte le famiglie di immigrati desiderano la stessa carriera per i loro figli. Fortunatamente mio fratello si è
laureato in genetica e mia sorella fa l’avvocato. Quindi il fatto che io reciti la parte di un medico in Tv adesso ha un non-so-che di comico».

É stata dura riuscire ad inserirsi ad Hollywood pur non essendo una pin-up californiana?
«Non sono bionda e non assomiglio a Gwyneth Paltrow. Diciamo che non sono un’attrice che si riesce a piazzare facilmente. Per questo il mio manager spesso borbottava tra sé e sé: “Mi darai del filo da torcere, ragazza”. Così quando ho ottenuto la mia prima parte, negli anni 90, è stato come vincere alla lotteria. Mi diedero 5.000 dollari, che spesi per pagare i miei debiti».

Tutti la ricordano in Sideways, il film diretto dal suo ex marito, Alexander Payne, dal quale ha divorziato nel 2007. Come sono i vostri rapporti adesso?
«Per me è doloroso parlarne. Abbiamo girato quel film sei mesi dopo esserci sposati. L’atmosfera era perfetta e ci amavamo molto. Questo ha contribuito a rendere la pellicola eccezionale. Adesso siamo solo buoni amici».

L'intervista è stata pubblicata sul numero doppio di gennaio-febbraio di SKYlife. Per riceverlo a casa registrati.