di David Saltuari

Mai come negli ultimi anni la televisione ha regalato una seconda giovinezza ad attori avviati altrimenti ad una lenta ma inesorabile parabola discendente. Una serie di protagonisti del cinema, tutti abbastanza noti da conquistarsi ruoli di secondo piano in grosse produzioni, ma mai in grado di affermarsi come grandi divi, è stata salvata grazie a serie televisive di qualità. Un'onesta carriera da un lato e il bisogno di affidarsi ad un volto comunque conosciuto hanno creato i miracolati catodici che potete scoprire qui sotto.


Jack Bauer - Prendiamo uno come Kiefer Sutherland. Portarsi dietro quel cognome non aiuta, ma il cinema non è stato molto generoso con lui. Lui ce la mette tutta per seguire le orme paterne. Prova a lanciarsi come teen idol negli anni ottanta con il western Young Guns, tenta la via del thriller con Linea Mortale al fianco di una giovane Julia Roberts (lei sfonderà, lui no), si riduce a fare il caratterista in Codice d'Onore (al fianco di un Kevin Bacon già più noto di lui) e scompare in un'inguardabile versione disneyana dei Tre Moschettieri. Una carriera quasi persa, una parabola discendente che ha segnato tante vite d'attore. Ma ecco, quando meno se lo aspetta, arriva Jack Bauer a salvarlo. E ora, con il successo della settimaa stagione di 24 (ora in onda negli USA), Kiefer Sutherland è un'icona incontrastata della televisione contemporanea, un vero e proprio eroe dei nostri tempi, amato e seguito da milioni di fan in tutto il mondo.


Gil Grissom - Una vera fucina di seconde occasione è la serie C.S.I. in ogni sua variante geografiche. Protagonista dell'originale, quello di Las vegas, è William Petersen, potenziale divo del cinema americano anni ottanta, sempre al limite del grande successo, senza aver mai veramente sfondato. Ha lavorato con William Friedkin in quel gioiello che è Vivere e morire a Los Angeles, ha affrontato Hannibal Lecter nello straordinario Manhunter - frammenti di un omicidio di Michael Mann, per trovarsi, nel 1990, a fare l'ormai vecchiotto Pat Garrett in Young Guns e a chiedersi dove è che aveva sbagliato. Ma grazie a Grissom è riuscito ad uscire dalle tenebre degli anni novanta e a diventare uno dei volti più amati del piccolo schermo.


Horatio Caine - Se vi capita di riveder Rambo fate caso ai poliziotti che tentano di tenere fermo Sylvester Stallone. Tra di loro riconoscerete un giovane David Caruso, futuro Horatio Caine di C.S.I. Miami. Prima di approdare alle sicure sponde della Florida il buon Caruso ha collezionato un gran numero di passaggi, tutti di prestigio, al cinema: è stato coprotagonista di King of New York di Abel Ferrara e ha lavorato, anche lui, con William Friedkin nel misconosciuto Jade. Sarà stato Kiss of Death, il Bacio della Morte di Barbet Schroeder, dove era protagonista insieme a Nicholas Cage e Samuel L. Jackson a portare sfortuna? Chissà, però se non fosse arrivata la scientifica a salvarlo sarebbe rimasto per sempre "il tizio coi capelli rossi che fa sempre il poliziotto".


Sam Seaborn - Se anche un venditore di noccioline può diventare presidente degli Stati Uniti un attore dalla carriera traballante può trovare una seconda giovinezza alla Casa Bianca. E' il caso di Rob Lowe, un quasi sex symbol del cinema anni ottanta, dato per scomparso e che invece si è costruito una solida carriera come consigliere del presidente Martin Sheen in quel capolavoro televisivo che è The West Wing. Era dai tempi di Cattiva compagnie (con James Spader - a quando un telefilm che ci restituisce anche lui?) e Masquerade al fianco di Meg Tilly, film nei quali faceva il bello e maledetto, che avevamo perso le sue tracce. Unica apparizione in Austin Powers, ridotto però quasi a parodia di se stesso. Per fortuna è arrivata la serie creata da Aaron Sorkin a toglierli l'aurea del maledetto e lasciarli solo la fama del bello (e del bravo).


Mike Stone - Il recupero televisivo non è certo una pratica moderna. Già negli anni settanta un telefilm come Sulle strade di San Francisco aveva regalato a Karl Malden la fama che solo i protagonisti meritano. E non era certo uno qualunque: alle spalle aveva una serie di partecipazioni di altissimo livello, da Fronte del Porto insieme a Marlon Brando a L'Uomo di Alcatraz al fianco di Burt Lancaster. Nel curriculum poteva vantare anche un Oscar come miglior attore non protagonista in Un tram chiamato desiderio. Ma appunto, era da Non protagonista. Sarà solo il piccolo schermo a concedergli il nome sopra il titolo.


Un uomo per tutti i telefilm - Un ultima menzione la vogliamo dedicare a Kyle McLachlan, attore feticcio di David Lynch (con il quale ha girato Velluto Blu e Dune) e che è stato tastierista di Jim Morrison in The Doors di Oliver Stone. McLachlan ha fatto dei telefilm una vera e propria missione di vita. Dopo aver conquistato il pubblico di mezzo mondo nei panni dell'agente del FBI Dale Cooper in Twin Peaks, è diventato il marito nevrotico di Charlotte in Sex and The City. Dopo il divorzio (televisivamente parlando) dalla bella newyorkese si è riscoperto prima avvocato dei più deboli nella serie In Justice e poi neoinquilino di Westeria Lane in Desperate Housewives.