di Andrea Bassi

Perchè The Wire è la serie TV preferita di Barack Obama? Qual è la ragione che ha spinto il presidente degli Stati Uniti d’America a rendere pubblica la sua opinione riguardo uno show televisivo? Guardando le prime puntate, in onda su Cult (canale 131 di SKY, da lunedì a venerdì alle 19:00), viene da pensare che non sia un caso.

Il titolo si riferisce alle “cimici”, i microfoni usati dalla polizia per le intercettazioni. Da sempre strumento cardine per la lotta alla mafia e al traffico di stupefacenti. Nella serie, però, non si parla solo del traffico di stupefacenti ma di tutte le dinamiche, criminali, finanziarie, logistiche, legali, sociali, mediatiche, che ruotano intorno alla lucrosa attività criminale. Un’intera città, Baltimora, è presa come laboratorio del funzionamento  del mondo. E le dinamiche criminali al suo interno sono esplorate su ogni piano e in ogni direzione, mettendo a nudo il meccanismo dell’ingiustizia e dello sfruttamento come mai nessuna serie TV aveva fatto finora. Con crudo realismo, si mostra come nel ghetto il crimine paghi, mentre il lavoro onesto no. E le persone che lottano per superare le miserabili condizioni in cui sono nate di solito vanno a sbattere contro la brutale ingiustizia e la profonda corruzione del sistema.
Ognuna delle cinque stagioni affronta, come diversi capitoli di uno stesso romanzo, aspetti diverso del fenomeno criminale del narcotraffico (guarda il promo).
Si racconta lo spaccio di strada, l’arrivo della droga attraverso il porto, le attività di riciclo del denaro sporco, la crisi del sistema scolastico, il silenzio complice dei media. Argomenti conosciuti bene dagli autori, Simon David, ex giornalista di cronaca nera, e Edward Burns, ex detective della squadra omicidi. Due persone in prima linea sul fronte di una città che conta una media di 300 morti l’anno.

Un altro aspetto di forza della serie viene dal modo radicale in cui si affronta la questione razziale. Il 90 per cento delle persone che si vedono in una classica puntata di The Wire sono neri. Del resto, il ghetto di West Baltimora è considerato un luogo di segregazione tanto quanto una township sudafricana durante il periodo dell’apartheid. Ma ciò che viene detto nella serie è che il ghetto di Baltimora non è povero e votato al crimine perché le persone che ci abitano sono malvagie o pigre. Sono così perché prive di reali alternative.
Ecco perché l’attività politica può intervenire su questi problemi innazitutto con programmi di scolarizzazione e di sostegno sociale ai ceti più poveri, con la lotta alla corruzione politica e finanziaria e infine, certo, anche la “tolleranza zero” verso il crimine di strada.  Se davvero stanno così le cose non è allora difficile capire perché Obama ami tanto The Wire.