di Mattia Nicoletti

La serie tv ideata da Alan Ball, True Blood, ha per protagonista il vampiro Bill Compton, interpretato dal 37enne britannico Stephen Moyer. Di grande carisma e flemma, l’attore si immedesima nel suo personaggio allaperfezione. Capelli lunghi con l’onda, un portamento da dandy inglese, Moyer rappresenta
il manifesto della nuova era dei vampiri gentiluomini. E noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

«Prima che lei mi faccia delle domande le dico immediatamente che Bill ha cambiato la mia vita, da un momento all’altro. Lui è il
crocevia fra gli umani e i vampiri, è l’anello di congiunzione, è la soluzione ai problemi di razzismo e ai pregiudizi. Non è perfetto, ma
non lo sono neanche io...!».

Il razzismo infatti è uno degli argomenti trattati. In True Blood sembra di essere tornati indietro ai tempi di Via col vento?


«Quello rappresentato è un mondo parallelo, molto vicino a quello reale. Il vampiro infatti rappresenta da una parte le minoranze
e dall’altra le dipendenze, e il sesso. Dei tabù ancora oggi estremamente attuali».

Anche se poi lei interpreta un vampiro di 173 anni...

«Questo aspetto è forse uno dei più affascinanti. Perché il nostro passato è importante, ma quello di un essere che è
stato prima umano e poi vampiro lo è ancora di più, visto che ha vissuto la storia. Bill è veramente il confine fra i due mondi, perché
ha una estrema moralità: non ama uccidere se non è costretto dalle situazioni, e si nutre di sangue sintetico, quel True Blood che è
la bevanda dei vampiri servita sempre alla temperatura corporea di 37 gradi».

Visto che lei è un umano che effetto le ha fatto interpretare un non morto?

«Diciamo che il problema più grosso è stato indossare i denti da vampiro! Era divertente essere fuori scena e parlare con gli
altri di calcio con i canini affilati. Fra l’altro, avevo tre set di denti differenti».

True Blood, comunque, è anche una storia d’amore fra outsiders?

«Sookie, interpretata da Anna Paquin, è una telepatica, si sente diversa ed è attratta da un vampiro che è un diverso. E non
avendo lei mai avuto una storia d’amore vera, si trova come Bill nel mezzo, al confine. Di fatto si parla di razzismo in un luogo che
il razzismo l’ha subìto, e si mette in scena la diversità, estremizzata dalla quotidianità. Non è molto diverso dal vivere nella nostra
società».

C’è stata un’ottima chimica fra lei e Anna Paquin. Come sono andate le cose?

«Spesso sul set si è a disagio se non c’è un grande feeling fra gli attori, ma con Anna passeggiavamo scambiandoci le esperienze
e raccontandoci come avremmo dovuto fare alcune scene. Un’esperienza meravigliosa».

L'articolo è stata pubblicato sul numero di marzo di SKYlife. Per riceverlo a casa registrati.

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