di Andrea Bassi

Sons of anarchy (ogni giovedì alle 23 in prima visione assoluta su FX, canale 119 di SKY) è  il nome di un club di motociclisti. Di quelli tatuati e vestiti di pelle, che amano trangugiare birra e scorrazzare in branco in sella alle proprie Harley Davidson. Sono uniti da legami di sangue, come fossero una vera famiglia. Per nulla al mondo cambierebbero il loro stile di vita. Anarchico, al di fuori di ogni legge che non sia la propria. Si dipingono come eroi, protettori della città di Charming dove vivono, per il loro tenere a distanza spacciatori e piccoli criminali. In realtà sono gangster su due ruote. Che trafficano in armi e usano la violenza e l’intimidazione come qualsiasi altra associazione criminale. Non a caso è la “famiglia”, in puro stile mafioso, il cuore drammaturgico di questa serie TV. Cupa e carica di violenza come una tragedia di Shakespeare.

Il protagonista è Jax (Charlie Hunnam: “Hooligans”, “Queer as Folk”), figlio del fondatore del club e figliastro dell’attuale presidente, Clay (Ron Perlman: “Alien – La clonazione”, “Hellboy”). Quest’ultimo, dopo la morte del padre di Jax, ne ha sposato la madre, Gemma (Katey Sagal, “8 semplici regole”, “Sposati con figli”),  insieme alla quale ora guida i Sons. Da quando gli è nato un figlio, il motociclista ha iniziato a guardare la vita da una nuova angolazione. Il piccolo, a causa  della tossicodipendenza della madre, ex fidanzata di Jax, è nato prematuro e vive chiuso nell’incubatrice. Ma la scossa definitiva arriva quando il giovane biker ritrova casualmente un vecchio manoscritto lasciato dal padre e inizia a leggerlo. E’ così che il ragazzo, cresciuto col mito dell’eroico genitore ucciso prematuramente, si trova di fronte una nuova e sconcertante verità.  Il gruppo fondato dal padre era ben altra cosa da quello attuale, che ha ormai completamente deragliato dagli antichi ideali e valori. Inizia qui il tormento di Jax, sospeso tra la fedeltà alla gang e il proprio onore di uomo, tra i vecchi legami di sangue e la responsabilità nei confronti del figlio appena nato.

In mezzo a un tale dramma familiare, come non pensare a Shakespeare? Del resto, se il personaggio di Clay sembra ispirato a quello di Re Claudio e Gemma a quello di Gertrude, quello di Jax ricorda esplicitamente Amleto. Non c’è solo il suo interrogarsi pensieroso sui valori del gruppo, esplicito riferimento ai “dubbi amletici”. C’è anche un altro importante elemento. Jax, proprio come Amleto, ha una sorta di dialogo con il “fantasma” del padre tramite il manoscritto da questi lasciato, che egli legge di nascosto e che gli fa intuire verità nascoste. 

Disseminate in questa serie TV, bene in mostra, ci sono anche le tracce di un’altra tragedia di Shakespeare: Macbeth. La madre di Jax, Gemma, oltre che a Gertrude somiglia proprio a Lady Macbeth, proprio per il fatto che sembra coinvolta nella morte dell’ex marito. O, quantomeno, che possa aver avuto un ruolo attivo nel nascondere la morte  del padre dei Jax e, addirittura, aver incoraggiato Clay nel suo tradimento.
Lo stesso creatore della serie, Kurt Suttler, sul sito inglese Metro ha dichiarato a proposito degli elementi sheakespeariani presenti in Sons of Anarchy: “Non voglio esagerare ma solo lì. E’ stato il padre di Jax a fondare il gruppo, così adesso è lui il fantasma in mezzo alla scena.” E poi ancora: “Non si tratta di un remake di Amleto. Sicuramente mi ci sono ispirato.”



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