di Andrea Bassi

Simpatici, rilassati, perfettamente a loro agio con un successo planetario che vivono come un sogno bellissimo. Che potrebbe dissolversi da un momento all'altro. Perché "perdersi e ritrovarsi è qualcosa che accade continuamente nella vita. A chiunque".
Ecco Carlton Cuse e Damon Lindelolf, autori di Lost - in onda su Fox, canale 110 di SKY -  Jack Bender, regista, e Matthew Fox (il Dr. Jack Shepard). Che al Roma Fiction Fest si sono prima concessi ai fan nella Masterclass e poi hanno incontrato i giornalisti per le interviste esclusive. Noi di Sky.it c'eravamo e vi raccontiamo tutto.
La mattinata scorre via liscia, di fronte alle oltre mille persone che si sono accalcate nella sala grande del cinema Adriano. Niente anticipazioni, naturalmente, a parte lo scherzo di Lindelolf:  "Matthew è l'unico attore a conoscere il finale. Sa che alla fine l'isola prenderà il volo... ma non sa di preciso dove atterrerà".
Quando si passa alle interviste il discorso tocca anche il nodo cruciale di come è stato decisa la fine della serie a più alto tasso di assuefazione della storia della tv. Carlton Cuse e Damon Lindelolf si sono concessi con grande disponibilità e una buona dose di ironia. Ecco, in pillole, il loro pensiero.

Lindelolf: "All'inizio sapevamo solo come la storia iniziava e come sarebbe finita. Abbiamo poi dovuto costruire tutto quello che ci stava in mezzo. Però era chiaro che la storia si sarebbe conclusa".
Cuse: "Il problema di certe serie è che sembrano andare avanti all'infinito, ben oltre il loro esaurimento naturale. La nuova frontiera della serialità sono opere più brevi, con una fine certa".
Lindelolf: "Per quanto riguarda Lost, dopo il successo iniziale la ABC sembrava aver 'dimenticato' che la serie doveva avere un finale. Così ci siamo siamo sentiti in gabbia, come i nostri personaggi. Con la ABC abbiamo deciso che era meglio una fine gloriosa e programmata della serie: abbiamo trovato l'accordo per sei stagioni e, dopo l’annuncio di quando la serie sarebbe finita, c’è stata una nuova fiammata di popolarità".
Cuse: "Dopo il successo iniziale abbiamo iniziato a sviluppare la 'mitologia', cioè l’arco narrativo dei misteri sepolti nel passato della nostra storia. Il negoziare la fine della serie con la Rete ci ha permesso di distendere la mitologia lungo tutta la serie. E’ lì che, oltre all'idea di usare i flashback (per raccontare il passato) abbiamo avuto anche l’idea dei flash forwards (per anticipare il futuro). Se avessimo dovuto tenere in piedi lo show ancora per molto, l’unica possibilità era di continuare a inserire nuovi personaggi. Nella stagione 5 non ce ne sono. Non ce ne saranno neanche nella sesta, dove si risolverà tutto".

Al di là di ogni mistero, conclude Jack Bender, la serie ha avuto tutto questo successo perché parla di come lottare per sopravvivere e vivere con dignità. E chiude ricordando l’importanza di una frase, soprattutto nell’America post 11 settembre:  "Questo solo dobbiamo decidere: se vogliamo vivere insieme o morire soli".


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