Lost: intrattenimento totale
Mad Men: dalle serie Tv al mondo di Barbie
Seinfeld: il culto sconosciuto

di Andrea Bassi

“La pubblicità è l’anima del commercio.” Chi sa se Henry Ford - che produceva automobili - aveva già in mente la Tv quando disse questa frase. Lo show-biz catodico, infatti, si fonda essenzialmente sul numero di spettatori che ogni singolo show è in grado di offrire agli insersionisti pubblicitari. Niente spettatori, niente pubblicità, niente show. E’ per questo che macchine industriali costose come le serie Tv sono particolarmente sensibili all’argomento, dove ogni calo di punto percentuale può essere determinante per il rinnovo della stagione. Allo stesso tempo, Tv show che “tirano” possono veder lievitare le tariffe per i passaggi pubblicitari a cifre davvero considerevoli.

E’ il caso, naturalmente, della serie Tv Lost, il più grande fenomeno mediatico del momento. Per la puntata doppia che concluderà la stagione 6, e la serie stessa, in onda il 23 maggio, la ABC è arrivata a chiedere 900 mila Dollari (circa 670 mila Euro) per un passaggio di spot da 30 secondi. Una cifra astronomica? Neanche tanto. Lo show di punta dell’industria televisiva americana è infatti il Superbowl, la finale del campionato di american football, dove per mandare in onda uno spot quest’anno la CBS ha chiesto fino a 3 milioni di dollari.

In ogni caso, secondo l’autorevole rivista Forbes - famosa per le sue classifiche - tra gli show Tv più “moneymaker” (capaci di fare soldi) del 2009 le serie Tv spadroneggiano: se al primo posto c’è il talent show American Idol, con una media di  650 mila Dollari a passaggio pubblicitario, le successive posizioni sono tutte in mano ai tele-racconti a puntate. 2° posto per la serie 24, con 360 mila Dollari a passaggio; 3° posto per Desperate Housewives con 250 mila Dollari a passaggio; 4° posto per Grey’s Anatomy, con 225 mila Dollari a passaggio; 5° posto per la sitcom Due uomini e mezzo, con 220 mila dollari a passaggio. E, se si va indietro nel tempo, si ricordano altri storici final season da record con la sitcom Seinfeld, che nel 1989 raccolse circa 1,5 milioni di Dollari a spot, e naturalmente Friends, che nel 2004 raccolse circa 2 milioni di Dollari a pubblicità.

Non sempre, però, è in assoluto il numero degli spettatori a determinare il successo commerciale di uno show Tv. Non è così, ad esempio, per le pay Tv, dove ciò che conta è innanzi tutto il numero degli abbonati e la “fidelizzazione” degli ascolti. Ma, più in generale, non lo è per quegli show capaci di creare “rumore” attorno a se, catturando l’attenzione dei Media e generando un flusso di comunicazione (pubblicità gratuita) attorno al proprio “marchio.” E’ proprio il caso della serie Tv Mad Men, trasmessa negli Usa da AMC, che raccoglie circa 1,5 milioni di spettatori a puntata. Cifre infinitamente lontane dagli show di punta di reti ammiraglie come ABC, CBS, NBC e Fox, capaci di raccogliere fino a 13/14 milioni di spettatori in media a puntata. Nonostante tutto, lo show ha fatto incetta di premi, copertine e (addirittura) collezioni di abiti e bambole, aiutando la rete a riposizionarsi nell’immaginario collettivo. Quando si dice: “la qualità paga.”