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Scopri le donne e gli uomini protagonisti di Spartacus: sangue e sabbia

Le foto del primo episodio di Spartacus:sangue e sabbia
Il trailer originale di Spartacus: Blood and Sand
Sky Cine News presenta Spartacus

di Paolo Nizza

A volte ritornano. Dal 17 febbraio su Sky Uno, il gladiatore Spartaco approda in Italia, la penisola dove nacque il mito dello “schiavo che si ribellò all’Impero”. Per alcuni versi è una sorpresa. La violenza estrema e il sesso esplicito suggerivano ai più che la serie Spartacus: Sangue e sabbia non avrebbe avuto alcuna distribuzione nel nostro Paese.
E sarebbe stato davvero un peccato perché, per citare Everyeye.it si tratta di una delle migliori nuove produzioni dell’annata televisiva. Nel raccontare l’epopea del guerriero trace, il serial sbriciola e trasfigura la Storia a colpi di gladio e forcone, memore dell’insegnamento di John  Ford. “Se la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda”.
Dietro questa operazione di restyling di un personaggio tanto celebre e poliedrico da ispirare movimenti politici e guide gay c’è il genio di Sam Raimi. Dopo aver reinventato il medioevo con L’armata delle tenebre, Raimi con la complicità dello sceneggiatore Steven Deknight (BuffyAngel, Smallville e Dollhouse) produce una serie in cui il passato non ha niente di remoto e il latino si coniuga con i dialoghi pulp alla Quentin Tarantino.


Il teatro delle gesta di Spartaco è la Capua del 73 avanti cristo.  trasformata in una purulenta Gomorra stritolata dal vizio, una soffocante Sodoma in cui contano solo il denaro, il sesso e il potere. E basta aver sfogliato il saggio I Bassifondi dell’antichità di Catherine Salles o letto le poesie di Catullo senza censure per comprendere quanto la Suburra fosse al centro della vita pubblica e privata. Ieri come oggi.
Per questo Spartacus non attinge solo ai capisaldi del genere swords & sandals. Per il critico del Los Angeles Times Robert Lloyd, nella serie si respirano le atmosfere di Fight Club e Mad Max Oltre la sfera del tuono, mescolate al Io, Caligola di Tinto Brass, al Gladiatore di Ridley Scott, allo Spartacus di Stanley Kubrick e a 300 di Zack Snyder. Proprio alla pellicola tratta dalla graphic Novel di Frank Miller, la serie ruba lo stile e la tecnica. L’uso reiterato del rallenty e del chroma key trasforma i duelli dei gladiatori nell’arena in tableu vivant, in cui la violenza si trasfigura in segno grafico e il sangue muta in inchiostro.

Ma l’aspetto forse più rivoluzionario di Spartacus è la rappresentazione della sessualità. Come evidenziato dal Chicago Tribune per la prima volta sono gli uomini a essere trattati come oggetti sessuali. Spesso in perizoma, talvolta nudi, i maschi di ogni razza, provenienza e religione esibiscono in pose plastiche muscoli e attributi per la gioia delle lubriche matrone. Sicché in un vortice di deltoidi, bicipiti e trapezi, i gladiatori nel segreto del talamo combattono un altro genere di battaglia. Toy-Boy ante-litteram, i baldi lottatori finiscono addirittura per copulare con procaci schiave davanti a una platea di aristocratici guardoni  Senza contare che qualche feroce e forzuto condottiero preferisce giacere con i propri, virili simili.
D'altronde secondo Cicerone, Cesare non era il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti?

Insomma, Spartacus: Blood and Sand con i suoi intrighi ispirati alle soap, ma anche a Shakespeare, con i suoi duelli efferati con i suoi lascivi baccanali è un viaggio alla scoperta delle pulsioni primarie. Eros e thanatos, amore e morte danzano in un vortice di piacere e dolore mentre gli dei si divertono a giocare con il destino di uomini e donne, ineluttabilmente schiavi delle proprie passioni.
Tutto questo rende la serie superiore a prodotti peplum come Hercules o Xena. Senza contare che in Spartacus la principessa guerriera Lucy Lawless oltre al coraggio mostra pure le sue grazie per la felicità dei suoi numerosi fan. E poco importa che la serie abbia svariate incongruenze storiche. Gli errori ci sono pure nella Corazzata Potëmkin. In fondo per usare le parole del produttore degli Ultimi fuochi: “stiamo solo facendo del cinema”.