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di Nicola Bruno

E’ stata subito paragonata alla serie di culto statunitense Mad Men : tanto alcol e sigarette, donne in carriera che sfidano le convenzioni del tempo, stile ed eleganza a gogò; il tutto ambientato in una nebbiosa Londra degli anni ‘50. Con la differenza, però, che i protagonisti non sono i rampanti pubblicitari di Madison Avenue (la strada dei pubblicitari di New York), ma una redazione di giornalisti sul punto di lanciare un nuovo show televisivo: The Hour , appunto, da cui prende il titolo anche la nuova serie in onda da qualche settimana su BBC 2.

Accolta con recensioni abbastanza positive , The Hour non è la prima serie tv che mette al centro della trama gli intrighi e le passioni di un gruppo di reporter.




Il trailer di The Hour



La più famosa, anche perché Barack Obama ha esplicitamente dichiarato di adorarla, è senza dubbio The Wire , serie tv lanciata nel 2002 da HBO. Se nelle prime puntate i protagonisti erano per lo più poliziotti e trafficanti di droga, nelle ultime stagioni hanno conquistato un ruolo sempre più consistente i cronisti del quotidiano Baltimore Sun, costretti a lottare contro la corruzione dilagante nella città in cui vivono.



Ma già negli anni ‘70 sul piccolo schermo statunitense i giornalisti avevano conquistato un ruolo di primo piano grazie a Lou Grant , serie tv poi trasmessa anche in Italia, che giocava sul doppio registro comico-drammatico dell’omonimo protagonista, direttore di un quotidiano di Los Angeles che naviga in cattive acque.

La sigla della terza stagione



Per tornare ai giorni nostri, come non ricordare il sadico mondo della rivista MODE, dove cerca di farsi strada la bruttina ma talentuosa Ugly Betty ? Qui la storia gira intorno all’aggressivo e ipocrita mondo del giornalismo di moda, con la povera Ugly costretta a subire umiliazioni e perfidie di ogni tipo dai suoi colleghi super-narcisisti.



State of the Play , il recente film con Russel Crowe e Ben Affleck , è a sua volta basato su una mini-serie tv del 2003 prodotta sempre dalla BBC , in cui i dipendenti di un quotidiano devono risolvere il caso di un misterioso omicidio.



Nella tv inglese e statunitense si contano molte altre produzioni a tema giornalistico: da “ Drop the Dead Donkey ” (Butta l’asino morto), una situation comedy ambientata in uno studio televisivo mai arrivata in Italia, a Press Gang , serie drammatica destinata ad un pubblico infantile all’insegna di “Piccoli reporter crescono”.

E in Italia? Gli annali della rete ci ricordano “ Giornalisti ”, mini-serie tv del 2000 diretta da  Donatella Maiorca e Giulio Manfredonia, con Boris Bakal e Rocco Papaleo tra i principali interpreti.