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di Linda Avolio


Come insegnano i manuali di sceneggiatura, senza conflitto non c’è storia. Il che si può tradurre in due varianti: il conflitto può essere interno al personaggio (e in quel caso ricade nella sezione "paranoie varie"), oppure esterno.
La seconda è ovviamente la variante più interessante, perché comporta la creazione e la messa in scena di una tipologia di personaggi che nove volte su dieci sono più interessanti dei protagonisti: i cattivi. Gli antagonisti. I villain. Chiamateli come volete, ma sono i bad boys e le bad girls a catturare inevitabilmente la nostra attenzione.

Ma perché ci attraggono così tanto? Forse perché vorremmo essere un po’ come loro e avere il coraggio di dire e fare qualsiasi cosa fregandocene di quello che potrebbe pensare la gente? O forse perché tutti sotto sotto desideriamo di poter sfogare fisicamente la nostra rabbia verso qualcuno? Insomma, il cattivo vive senza rimorso, e vive al cento per cento, senza mai guardarsi indietro. Vita spericolata, la chiamerebbe qualcuno.

E poi diciamolo: quasi sempre il cattivo è un gran fico. Emana un’aura di sicurezza e di autostima che tutti ci sogniamo. Certo, poi è destinato a soccombere o a essere sconfitto, a parte rarissimi casi, perché la figura dell’antagonista è la figura tragica per eccellenza. Perchè si sa che chi non impara dai propri errori, e soprattutto chi non pensa mai di essere nel torto, prima o poi pagherà per tutta quest’arroganza.

Ma a noi i villain continuano a piacere, e se la letteratura e il cinema dovrebbero pubblicamente ringraziare i grandi antagonisti della carta e della pellicola, anche le serie tv hanno la loro bella fetta di cattivi affascinanti che danno un tocco di colore alle storie che amiamo: la triste ma crudele regina di C’era Una Volta, gli odiosi Lannister de Il Trono di Spade, i ribelli Sixers di Terra Nova, il terrificante Trinity Killer della quarta stagione di Dexter, il grandioso Russell Edginton della terza stagione di True Blood, il misterioso assassino di The Killing, la regina dei visitors Anna in V, la disperata Constance di American Horror Story, i cyloni umanoidi di Battlestar Galactica, la coach Sue Sylvester e l’acidissima Santana di Glee, il machiavellico Benjamin Linus di Lost, Mr Jones e il Walter Bishop dell’universo rosso in Fringe, e infine il personaggio di Gillian Darmody in Boardwalk Empire, che dopo una lunga e attenta analisi si è conquistata la fascia per il titolo di dark lady del piccolo schermo. Solo per citarne alcuni.