di Linda Avolio


Missing – la nuova serie di ABC che vede Ashley Judd nei panni di una ex agente della CIA sulle tracce del figlio rapito durante un viaggio studio a Roma – sbarcherà in Italia su Fox lunedì 30 aprile alle 21:50.
E fa molto piacere vedere che tra i personaggi principali della grande produzione americana c’è anche lAdriano Giannini nei panni di Giancarlo Rossi, un agente dell’Interpol che aiuterà la protagonista. Ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è arrivato a interpretare un personaggio principale in una serie americana?
La produzione di Missing stava cercando un attore italiano proprio perché voleva evitare la solita scelta dell’americano che fa finta di essere straniero. Io avevo già lavorato a livello internazionale (ndr, si riferisce a Travolti Dal Destino, film di Guy Ritchie in cui ha recitato con Madonna, e a Ocean’s Twelve), e quando ho ricevuto la chiamata del mio agente ero a Malta per lavoro. Ho accettato di fare un videoprovino, poi, mentre ero in California per presentare il mio cortometraggio Il Gioco a un festival, sono stato richiamato per un secondo provino. Alla fine ne ho fatti quattro in tutto, l’ultimo direttamente alla ABC, ma ne è valsa la pena!

Quali sono le maggiori differenze tra le produzioni italiane e quelle americane?
In Italia si tende prima a scrivere tutte le sceneggiature degli episodi, così poi si può passare alle riprese, che durano qualche mese. La cosa strana è che spesso ci si ritrova a girare nella stessa giornata scene di episodi diversi per motivi di organizzazione. Terminate le riprese possono passare mesi o anni dalla messa in onda. In America invece è tutto un grande work in progress: il processo di scrittura non è blindato, mentre si sta girando un episodio è possibile che le sceneggiature di quelli successivi vengano parzialmente riscritte o anche solo sistemate, e alle volte i cambiamenti avvengono addirittura sul set.

Cosa l’ha attratta di questo ruolo?
Sicuramente la possibilità di lavorare in una produzione americana di alto livello. Quando ottenni la parte mi venne data la sceneggiatura del primo episodio, quindi mi feci un’idea del mio personaggio in base alle poche informazioni che avevo, e la cosa mi incuriosiva. Comunque ripeto, durante le riprese ci sono stati molti cambiamenti. Negli USA, a differenza di quanto accade in Italia, gli sceneggiatori sono praticamente sempre sul set.

Com’è stato lavorare con star internazionali del calibro di Ashley Judd e Cliff Curtis?

E’ sempre un piacere lavorare con professionisti di tale livello, perché si vive in uno stato di continuo do ut des che senza dubbio alla fine arricchisce. Non c'è mai prevaricazione, anzi, c'è una grandissima apertura alla collaborazione proprio per portare a casa delle grandi scene.

Cosa preferisce: il doppiaggio o la recitazione?

Doppiare è già di per sé recitare. Mi piacciono entrambe le cose, onestamente non so se rinuncerei a una per l’altra. In compenso mi piacerebbe approfondire le mie conoscenze sulla regia.

Se non fosse stato figlio d’arte pensa che si sarebbe avvicinato ugualmente a questo mondo?
No, non credo, anche perché è successo tutto per caso. Probabilmente sarei stato un atleta, da giovane ero molto sportivo! Riguardo il cinema e la televisione, devo ammettere che all’inizio non è che mi attirassero particolarmente, non più di altre cose. Mi sono innamorato facendo quello che facevo, e non il contrario.

Ha iniziato a lavorare sul set come aiuto operatore, poi è passato alla regia, alla recitazione e al doppiaggio. Ha mai pensato prima o poi di darsi alla sceneggiatura?
Per ora ho scritto la sceneggiatura del mio cortometraggio, in futuro si vedrà. Penso mi piacerebbe scrivere qualcosa a quattro mani. Comunque l’importante è avere una visione quanto più possibile globale rispetto a quanto si sta facendo, e sicuramente la scrittura è una parte molto importante, ma non in se stessa, bensì in quanto qualcosa che diventerà qualcos’altro nel momento in cui si passerà alle riprese e al montaggio.

Con chi le piacerebbe lavorare o collaborare?
Come regista senza dubbio con Bertolucci. Come collega devo dire Cate Blanchett, che conobbi sul set de Il Talento di Mr Ripley, dove facevo l’operatore. La trovo semplicemente splendida. Come film invece mi piacerebbe girare qualcosa sullo stile di Big Fish di Tim Burton, una pellicola geniale.

Progetti per il futuro?
Se Missing verrà rinnovato direi senza dubbio la seconda stagione, visto che in America il contratto prevede che un attore firmi addirittura per sette anni, una cosa impensabile in Italia! A parte questo, come attore niente, ma ci sono alcuni progetti che mi piacerebbe sviluppare con la mia casa di produzione.