di Linda Avolio


Non c’è niente da fare: The Following – l’ultima fatica di Kevin Wiliamson, in onda il martedì sera alle 21:10 su Sky Uno – ha semplicemente rivoluzionato il thriller televisivo che era solito usare lo schema “serial killer VS agente dell’FBI”, perché qui non abbiamo più un solo assassino, ma addirittura una setta di omicidi psicopatici!

Certo, lo scontro diretto e frontale tra due personalità c’è anche qui: da una parte Joe Carroll e dall’altra l’eroe caduto Ryan Hardy, nemici di vecchia data. Ma al di là delle due colonne portanti della storia ci sono comunque molti personaggi che girano attorno a loro: ci sono gli agenti con cui Hardy collabora, ci sono Joey e Claire, e poi ci sono i numerosissimi adepti del professore killer, alcuni seguiti più da vicino (Emma, Jacob, Paul, Roderick), altri appena accennati. Tutti, comunque, pericolosissimi e letali.

Ma quali sono i motivi che spingono una persona ad entrare a far parte di una setta? Cos’è scattato dentro la mente dei seguaci di Carroll nel momento in cui hanno deciso di dedicare la loro esistenza al loro leader?

Facciamo un passo indietro. Anzitutto, cos’è una setta? Secondo la definizione di Wikipedia, una setta (dal latino secta, da sequi, seguire, seguire una direzione, e da secare, tagliare, disconnettere) indica un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica che, per particolari aspetti dottrinali o pratici, si discosta da una dottrina preesistente già diffusa e affermata. […] In tempi più recenti setta indica più frequentemente gruppi anche non religiosi sorti attorno a personalità carismatiche.

Ed è quest’ultima accezione quella che più interessa a noi, ovvero quando una setta nasce e si sviluppa attorno a quello che viene definito “leader carismatico” che a sua volta si circonda di seguaci fino a formare un “gruppo carismatico”, ovvero un insieme di persone (da una dozzina a qualche centinaia o migliaia) che hanno un sistema comune di fede, che dimostrano un alto livello di coesione sociale, che sono fortemente influenzati dalle norme comportamentali di gruppo, e che attribuiscono potere (carismatico e/o divino) al gruppo stesso e al suo leader.

Ci sono alcuni precedenti purtroppo realmente accaduti che forse possono aiutarci a capire meglio le dinamiche che si sviluppano all’interno di una setta. I due più conosciuti sono senza dubbio Charles Manson e la sua “famiglia” e Jim Jones e il “Tempio del Popolo”.
La fama di Manson non ha bisogno di grandi presentazioni, dal momento che tutti lo conoscono per quella che Joe Carroll definirebbe una vera e propria opera d’arte: l’irruzione nella villa abitata dal regista Roman Polanski e dalla moglie Sharon Tate e la brutale uccisione di quest’ultima, incinta di otto mesi. Pare che a finire la donna non sia stato Manson, ma una delle sue adepte, Susan Atkins, decisa a non deludere il suo maestro.

Il "reverendo" americano Jim Jones, però, fece le cose ancora più in grande: non solo fondò una setta chiamata “Tempio del Popolo” che professava la fine del concetto di “razza” (tantissimi infatti erano gli afroamericani) e dunque l’uguaglianza e l’amore di Dio per tutti gli uomini, ma nel 1978 si rese colpevole di una delle stragi più assurde mai avvenute.
L’anno prima, Jones convinse i membri della sua congregazione (ormai più di 1000) a trasferirsi in Guyana (America del Sud), dove venne fondata Jonestown. Un vero e proprio paradiso per gli adepti, o almeno così sembrava. Quando però Leo Ryan, un deputato del Congresso in visita, ricevette un biglietto con una richiesta d’aiuto da uno dei seguaci (i contatti col mondo esterno erano vietati, e andarsene era impossibile), successe una cosa terribile: Ryan e tutto il suo staff vennero uccisi a colpi di arma da fuoco per evitare che gli oscuri affari di Jonestown divenissero di pubblico dominio.
Il reverendo, poi, superò se stesso, perché riuscì a convincere ben 911 persone a bere di loro spontanea volontà un cocktail all’arsenico per sfuggire all’imminente invasione delle forze del Male, con la promessa di un aldilà utopistico. Lui, invece, optò per un’opzione meno dolorosa: si sparò in testa. I sopravvissuti furono solo 122, tra cui lo stesso figlio di Jones.

Ma come fa una setta a piegare la volontà di una persona fino a tal punto? Le tecniche più diffuse sono queste:

- Love Bombing: il neofita, che magari si è avvicinato per curiosità, viene letteralmente bombardato d’amore e comprensione dal leader carismatico e dagli altri membri. Viene messo al centro dell’attenzione e viene coccolato da alcune persone (in genere quelle più vicine al grande capo), che si dedicano completamente a lui fino a eliminare ogni suo dubbio, anzi, portando all’estremo il suo desiderio di appartenenza;
- Isolamento: il neofita viene separato, o si separa di propria volontà dalla famiglia. In ogni caso i contatti vengono interrotti, a meno che ovviamente non sia tutta la famiglia a par parte della setta (vedere alla voce Agente Debra Parker). Ad ogni modo, i membri della setta vengono separati dal resto del mondo, quindi non hanno la possibilità di vedere cosa succede al di fuori della vita del gruppo. Le poche informazioni sono filtrate dagli altri adepti e dal leader;
- Ripetitività: il neofita inizia a seguire dei rituali che lo portano a modificare il suo modo di pensare, e la sua mente è pronta per essere plasmata a piacimento del grande capo;
- Privazione del sonno: lo abbiamo visto anche in The Following nell’undicesimo episodio della prima stagione (L’angelo della morte). Gli iniziati sono sottoposti a prove fisiche che minano la loro resistenza mentale. Tra queste prove c’è appunto la privazione del sonno, che rende la persona estremamente vulnerabile.


Sapere è potere, e ora che sapete come funziona una setta potete – e dovete! – tenervi alla larga da tutto ciò che puzza di gruppo carismatico, capito?


L'appuntamento con The Following è per martedì sera alle 21:10 su Sky Uno, come sempre con due episodi, uno doppiato in italiano e uno in inglese con i sottotitoli.