di Linda Avolio


E così, alla fine, il mistero è stato svelato, e nell’undicesimo episodio di The Bridge, andato in onda il 10 ottobre, le vicende messe in moto dal ritrovamento del “doppio” cadavere sul Ponte delle Americhe nel pilot sono giunte a una conclusione.
Non c’era nessuna agenda politica o nessuna denuncia dietro l’operato di David Tate: c’era solo il suo personale desiderio di vendetta nei confronti di Marco Ruiz, colpevole di avergli portato via per sempre la moglie e il figlio. Caso chiuso, dunque. O forse no?

Nessuno si aspettava un tale sviluppo: in questo genere di thriller, solitamente l’assassino viene catturato nell’ultimo episodio, e poi ci sono giusto alcuni minuti per tirare le fila di quanto successo durante la stagione o le stagioni. In The Bridge, invece, gli autori hanno fatto una scelta piuttosto singolare, chiudendo la storyline principale addirittura a due episodi dalla fine.
Cosa succederà dunque in Dov’è Eva?, in onda giovedì 17 ottobre alle 21:00 su Fox Crime HD?

Non possiamo rivelarvi molto, ma quello che possiamo dirvi è che, senza dubbio, vedremo quali ripercussioni hanno avuto la morte di Gus e la cattura di Tate sul rapporto tra Marco e Sonya.
Ed è proprio di questo che vogliamo parlarvi in questo articolo, perché se c’è un aspetto davvero interessante in The Bridge, di certo non si tratta della presenza di un serial killer (per quanto anomalo rispetto ad altri).

Al di là della particolare ambientazione della serie, la cosa che sicuramente ha colpito il pubblico è stato l’interagire dei due protagonisti, interpretati da Diane Kruger e Demián Bichir. All’inizio Sonya e Marco proprio non riescono a capirsi: lei, che è afflitta dalla sindrome di Asperger, ritiene inaccettabili certi comportamenti del collega messicano, che trova invadente e poco professionale; lui, che non sa che lei è affetta da suddetta sindrome, trova la collega statunitense rigida come un palo e fredda come un ghiacciolo.
I due sono diversi come la notte e il giorno, e anche per questo funzionano da metafora per quanto riguarda il rapporto tra Stati Uniti e Messico, due stati così vicini eppure così lontani.

Poi, però, le cose pian piano cambiano: Marco si arma di pazienza e impara a rivolgersi a Sonya in un certo modo, e lei, seppur con grande sforzo, diventa un po’ più elastica, addirittura arriva ad affezionarsi a lui. Vederli lavorare insieme, vederli collaborare, vederli ridere è un po’ come vedere uno di quei video in cui ci sono due animali di specie diverse che però, contro ogni aspettativa, vanno d’accordo.

Lo stesso discorso vale anche per l’altra grande coppia della serie, quella composta dallo scapestrato giornalista americano Daniel Frye (Matthew Lillard) e dalla molto più giovane ma molto più saggia collega messicana Adriana Perez (Emily Rios), protagonisti di alcune delle scene più belle ed emotive della serie.

Ci sono molti show che si basano su coppie anticrimine anomale, e il fatto stesso di accostare due personaggi completamente diversi e costringerli a lavorare insieme e a collaborare è uno degli espedienti narrativi più usati dal cinema, dalle serie tv, dalla letteratura, e in generale da ogni forma di narrazione. Lo dice anche il proverbio: gli opposti si attraggono.
Ma fanno anche scintille, aggiungiamo noi. Creano inevitabilmente attrito. Creano conflitto. E, come dice Syd Field, uno dei massimi esperti di sceneggiatura: “Senza conflitto non c'è personaggio, senza personaggio non c'è azione, senza azione non c'è storia, senza storia non c'è sceneggiatura”.