di Linda Avolio


Chi si era lamentato della partenza lenta della terza stagione di Homeland – Caccia alla spia (in onda ogni lunedì sera alle 21:00 su Fox HD) e dell'apparente mancanza di direzione della serie si è dovuto rimangiare ogni parola, perché il quarto episodio del thriller di casa Showtime ha davvero rimescolato le carte in tavola.
Ancora una volta gli autori dello show sono riusciti a stupire gli spettatori, confermando quello che già si sapeva: Homeland è una delle serie scritte meglio degli ultimi anni. Per tutti gli scettici, ecco 10 motivi per cui vale la pena guardare lo show.


Claire Danes/Carrie Mathison
Può stare simpatica o antipatica, ma Carrie Mathison, la protagonista della serie, è senza dubbio uno dei personaggi più complessi e sfaccettati degli ultimi anni della storia della serialità televisiva. E la sua interprete, la pluripremiata Claire Danes, si è rivelata un’attrice davvero superba. Alla faccia di chi la prende in giro per le facce che fa quando piange!

L'imprevedibilità
Homeland è una delle serie che meglio utilizza i plot twist (che si possono tradurre con “colpi di scena”, anche se plot twist indica ancora meglio il radicale cambio di direzione che la storia prende quando viene fatta una certa rivelazione allo spettatore o ai personaggi). Un esempio su tutti: il finale della quarta puntata della terza stagione.

Il cast principale
In questa categoria inseriamo ovviamente Claire Danes (Carrie Mathison), Damian Lewis (Nicholas Brody), Mandy Patinkin (Saul Berenson), Morena Baccarin (Jessica Brody) e Morgan Saylor (Dana Brody). Riguardo i primi tre nomi c'è davvero poco da dire, quindi ci soffermeremo un momento sugli ultimi due. Jessica e Dana non sono certamente i personaggi più amati dai fan, eppure le due attrici, specialmente la giovane Saylor, hanno decisamente saputo rendere giustizia a due ruoli davvero difficili da interpretare.

Il cast secondario
Rupert Friend (l'enigmatico Peter Quinn), Diego Klattenhoff (il fedelissimo Mike Faber), Navid Negahban (il terrorista Abu Nazir), Zuleikha Robinson (l'insospettabile giornalista Roya Hammad), F. Murray Abraham (il misterioso e oscuro Dar Adal), Nazanin Boniadi (la giovane analista della CIA Fara Sherazi), giusto per citare alcuni nomi. Ogni interprete ha dato/continua a dare il meglio di sé, nonostante abbia molto meno screen time degli attori del punto precedente. E la cosa, in termini di qualità complessiva, si nota.

L'ambiguità e l'impossibilità di incasellare i personaggi
Buoni o cattivi? In Homeland questa distinzione è quanto mai priva di senso, perché il bianco e il nero lasciano spazio a così tante sfumature di grigio che ogni personaggio è allo stesso tempo buono e cattivo, vittima e carnefice, eroe e antagonista, sincero e bugiardo, giusto e sbagliato, e così via, dipende solo dal punto di vista da cui lo si guarda. Homeland è una serie che fa dell'ambiguità e dell'impossibilità di posizionare i personaggi in caselle prestabilite i suoi punti di forza, e la cosa funziona alla grande.

La rappresentazione realistica del disturbo mentale di Carrie
Il disturbo bipolare è ciò che rende la protagonista così brava nel suo lavoro (è attentissima ai dettagli, ed è in grado di fare deduzioni e di avere intuizioni che i suoi colleghi non hanno, per non parlare della sua dedizione maniacale), ma allo stesso tempo è anche il suo punto debole: Carrie è intelligentissima, ma è anche estremamente vulnerabile. Non è una superdonna, non è neanche una pazza con picchi di genialità che arrivano da chissà dove: è una persona affetta da un disturbo ben preciso, e se andate a leggere i sintomi riconducibili alla sua condizione, noterete che gli sceneggiatori hanno descritto in modo realistico la situazione.

Il dramma umano
Homeland non è una storia di eroi: è una storia di persone, di esseri umani. Le scene d'azione sono tutto sommato poche rispetto alle scene in cui ci sono confronti tra i personaggi. Homeland va a scavare dentro l'animo umano così in profondità da non poter lasciare indifferenti.

La scrittura
Gli script di Homeland sono dei piccoli capolavori di scrittura: niente sbavature, niente momenti morti, niente “spiegoni”. Ogni scena ha senso sia in se stessa sia presa in rapporto alle altre, ogni linea narrativa è solida, senza buchi, e poi ci sono i dialoghi, che sarebbero da prendere come esempio in ogni corso di sceneggiatura.

Il bisogno costante di attenzione
Se state cercando uno svago che vi permetta di spegnere il cervello, Homeland allora non fa per voi, perché senza dubbio non è una serie da “couch potato” (ndr, espressione inglese grossomodo traducibile con “patata da divano”. Si riferisce a quella tipologia di spettatori che si buttano sul divano, spesso mangiando snack di ogni tipo, e guardano la tv in modo acritico. Sono la passività fatta spettatore). Il thriller di Showtime, infatti, richiede molta attenzione, e di conseguenza spettatori attivi.

I cliffhanger di fine stagione
La prima stagione si chiudeva con Carrie in ospedale pronta a sottoporsi a una seduta di elettroshock: l'ultima immagine, come ricorderanno i fan, è un'inquadratura degli occhi della protagonista che ha un'improvvisa e importantissima rivelazione un secondo prima che la corrente elettrica le attraversi il cervello.
La seconda, invece, si chiudeva con l'esplosione di una bomba posizionata nella macchina di Brody e con la conseguente morte dei più alti ranghi della CIA, per non parlare del filmato registrato dall'ex marine che ricompare improvvisamente e viene trasmesso da ogni televisione locale e nazionale.
Cosa dobbiamo dunque aspettarci dal prossimo finale di stagione?


Il terzo capitolo di Homeland – Caccia alla spia vi aspetta ogni lunedì alle 21:00 su Fox HD.