Di Linda Avolio


Chi ha visto le prime due stagioni di The Killing e la prima di Forbrydelsen – la “serie madre” danese – sa bene che i confronti tra i due prodotti sono utili fino a un certo punto, perché al di là dell'incidente scatenante che mette in moto la trama e al di là dei personaggi principali, è naturale che le dinamiche dell'indagine, il colpevole e praticamente tutto il cast di contorno abbiano differito in molti punti tra lo show originale e lo show “derivato”, ovvero quello di casa AMC.

The Killing nasce infatti come adattamento in chiave statunitense di un format proveniente dalla Danimarca, e non è strano che, tolti alcuni pilastri fondamentali, ci siano più differenze che punti in comune.
Un discorso analogo si potrebbe peraltro fare anche per The Bridge, adattamento made in U.S.A. di Broen/Bron, altra serie proveniente dalle nordiche terre europee (precisamente dalla Danimarca e dalla Svezia).

Tutto questo per dire che nessuno si aspettava una fotocopia della prima stagione di Forbrydelsen semplicemente ambientata a Seattle, ma senza dubbio l'aver allungato la storia per ben 26 episodi (i 13 del primo capitolo più i 13 del secondo) non ha giovato a The Killing, che in confronto alla serie madre – che ha invece concentrato l'indagine riguardante l'omicidio di Nanna Birk-Larsen in una sola stagione di 20 episodi – ha sofferto di alcuni momenti morti e di alcune sottotrame che sembravano create apposta semplicemente per “allungare il brodo”.

Se c'è una critica che si può dunque fare al primo blocco narrativo di The Killing, senza dubbio questa è l'eccessiva dispersione, ma bisogna ammettere che la showrunner Veena Sud e la AMC hanno decisamente fatto tesoro degli sbandamenti del passato, perché gli unici morti della terza stagione sono le vittime del misterioso serial killer a cui stanno dando la caccia Linden e Holder.

Niente più litigi con il figlio che si sente trascurato, niente più intrighi politici, niente più famiglie che devono affrontare nella quotidianità l'improvvisa e tragica scomparsa di un loro caro, al massimo una madre che si pente di aver ignorato la figlia e spera di ritrovarla viva e un condannato a morte la cui storia pregressa comunque ha a che fare con le indagini in atto.
Per la sua terza stagione, insomma, The Killing ha messo il turbo, e finora non c'è stato un solo episodio in cui si sia sentito il bisogno di guardare l'orologio per avere la conferma dello scorrere dei minuti.

Stiamo sempre guardando la stessa serie, ma la sensazione nettissima, allo stesso tempo, è anche quella di stare guardando una nuova serie, una sorta di "The Killing 2.0", più compatto, più minimalista se vogliamo, ma in definitiva migliore.
Meno elementi, meno personaggi, due sole macro-linee narrative (per ora parallele ma destinate a convergere verso il finale, anche se il legame tematico è evidente), ma d'altronde va bene così, perché Linden, Holder e la pioggia di Seattle sono tutto quello di cui abbiamo bisogno.


L'appuntamento con la terza stagione di The Killing è ogni martedì sera alle 21:55 su Fox Crime HD.