di Linda Avolio


Quando l'anno scorso a marzo il network statunitense FOX comunicò l'intenzione di rinnovare per una seconda stagione The Following, tra i fan della serie iniziò a serpeggiare, non a torto peraltro, il dubbio di trovarsi di fronte a una caso simile a quello di The Killing.

Per chi non ha idea di cosa si tratti: The Killing nasce come adattamento della serie danese Forbrydelsen, la cui prima stagione (quella incentrata sul “caso Larsen”, per intenderci), è composta da 20 episodi.
Il canale via cavo statunitense AMC, però, decise di “diluire” la storia in due blocchi di 13 episodi ciascuno, e a causa di ciò il pubblico di The Killing si infuriò, perché la prima stagione si chiuse con un cliffhanger e non con lo svelamento dell'identità dell'assassino, cosa per cui si dovette attendere un anno, con conseguente crollo verticale degli ascolti.

Con la notizia del rinnovo di The Following, dunque, si iniziò a speculare sui possibili sviluppi della trama, anche perché il primo capitolo della serie in quel momento era solo a metà.
Col procedere degli episodi, e soprattutto con la messa in onda del finale, fu però chiaro che la strada intrapresa da Williamson sarebbe stata ben diversa da quella dello show di casa AMC, e la domanda “Ma non c'è il rischio di allungare un po' troppo il brodo?” venne presto sostituita da “Ma Joe Carroll è davvero morto? Se sì, ci troveremo di fronte a una sorta di serie antologica?”

In medio stat virtus, e conscio di ciò Williamson ha optato per una soluzione tanto spiazzante quanto ottimale: no alla serie antologica dove l'unico personaggio fisso è il protagonista interpretato da Kevin Bacon, no “brodo allungato”, ma un combinazione delle due cose.

A differenza di Unforgettable e The Mentalist, fortunatamente The Following non è andato incontro a una sorta di reboot, ma si è evoluto mantenendo fede alla sua premessa narrativa, cioè lo scontro tra l'eroe e la sua nemesi con fedelissimi follower al seguito. Ma com'è stato possibile tutto ciò?

- Anzitutto eliminando personaggi ormai inutili allo sviluppo dello show. Dopo aver brutalmente eliminato Jacob, Paul, Roderick e l'agente Debra Parker, il buon Kevin ha pensato bene di staccare la spina anche a Claire e Molly e di allontanare definitivamente il piccolo Joey, optando per un salutare rinnovamento del cast, di cui è stato mantenuto solo il nucleo centrale, ovvero Hardy, Carroll, Emma e l'agente Weston.

- Poi mantenendo il nucleo centrale della serie, rappresentato dalla lotta tra Ryan e Joe. Per dovere di cronaca, nessuno si era bevuto la storia che il personaggio di James Purefoy fosse veramente morto nel finale della prima stagione, dunque il suo ritorno in scena non è stato uno shock.
A essere interessante, però, è stato il modo in cui Carroll è stato reinserito nella storia, e parte del merito va senza dubbio a una sempre formidabile Carrie Preston, perfetta nei panni della fan innamorata dell'ex professore killer.

- Infine, facendo le dovute “pulizie stagionali”: fuori i vecchi seguaci, dentro quelli nuovi. Che, a nostro parere, sono anche più interessanti di quelli appartenenti al gruppo originale, ma non diciamo altro, altrimenti rischiamo di spoilerarvi.

Insomma, possiamo definitivamente mettere da parte ogni dubbio e gustarci questo nuovo capitolo, che, a giudicare dai pochi episodi andati in onda finora, sarà all'altezza del precedente in quanto a colpi di scena e momenti al limite.


L'appuntamento con gli episodi della seconda stagione di The Following è ogni martedì alle 21:55 su Fox Crime HD.