Conoscere la Storia permette di riscoprire il presente sotto una diversa prospettiva: c'è stato un tempo, secoli fa, in cui gli Stati Uniti altro non erano che una colonia del Regno Unito. E in quel tempo un manipolo di uomini riunitisi nella società segreta dei Sons of Liberty lottarono contro i soprusi dei loro dominatori e diedero il via ai noti eventi, tra cui il famigerato Boston Tea Party, che portarono nel 1776 all'indipendenza americana. Uomini come Paul Revere, John Hancock e i cugini John e Sam Adams. Proprio quest'ultimo ebbe un ruolo chiave nella vicenda, e non a caso è protagonista di Sons of Liberty, miniserie in tre puntate in onda in prima tv su History HD (canale 407 di Sky) a partire da martedì 3 marzo. Ne abbiamo parlato con l'attore che lo interpreta, ovvero l'inglese Ben Barnes.

Hai preso ripetizioni di storia americana, per prepararti alla tua parte?
In effetti prima di essere coinvolto nella produzione di Sons of Liberty non ne sapevo molto, di quel periodo della storia degli Stati Uniti. Certo, sapevo più o meno chi erano Sam e John Adams e chi era Paul Revere... insomma, conoscevo le basi. Però non avevo idea di cosa avessero fatto veramente, né che fossero mai stati nella stessa stanza con George Washington o Benjamin Franklin. Non ho proprio studiato, diciamo che ho letto un paio di libri prima di salire sul set. Ma ciò su cui mi sono concentrato è stato il copione, perché alla fine è quello che devi portare sullo schermo.

Se dovessi descrivere il tuo personaggio, Sam Adams, in sole tre parole?
Ah, su questo sono preparato! Dopo le riprese siamo stati a Boston dove c'è una statua dedicata a Sam Adams, e sul basamento sono incise queste parole: incorruptible and fearless. È la definizione perfetta, perché in effetti Sam Adams era così, incorruttibile e senza paura.

Cos'è che rende così potente la storia raccontata in Sons of Liberty?
Il fatto che le azioni di questo pugno di uomini pieni di sogni e che volevano opporsi a un'ingiustizia non hanno solo condotto a una guerra, ma hanno anche portato alla nascita di una delle nazioni più potenti al mondo. È il significato della loro vittoria, a essere potente.

Dev'essere stato strano per un inglese interpretare uno strenuo nemico della Gran Bretagna...
In effetti sì. C'è una scena, in Sons of Liberty, in cui i personaggi mettono a segno una rapina... una rapina in piena regola, tipo quelle dei film, e per farlo si travestono da soldati inglesi. Mentre giravamo, continuavo a scherzare con gli altri membri del cast, dicendo loro che fino ad allora avevo combattuto dalla parte sbagliata, ma finalmente avevo trovato la divisa che faceva per me.

Eri preoccupato di prendere parte a una fiction su un periodo così importante della storia americana?
Sapevo che alcuni aspetti della vicenda erano stati cambiati per rendere Sons of Liberty più emozionante, insomma per esigenze di drammatizzazione. E anche che tantissimi aspetti erano stati omessi, ma del resto non poteva essere altrimenti, dato che una storia durata dieci anni viene condensata in poche ore. Ma allo stesso tempo ero convinto che il risultato fosse eccellente e oggi sono molto fiero del lavoro svolto. Poi tutte le preoccupazioni sono svanite assieme alla reazione più che positiva del pubblico americano...

Ti sei trovato bene con il resto del cast?
Direi proprio di sì. Abbiamo girato per quattro mesi in Romania, quando siamo arrivati lì non conoscevo nessuno e alloggiavamo tutti nello stesso hotel. Per cui è stata una sorta di legame forzato. (ndA: ride) Michael Raymond-James, che interpreta Paul Revere, è una vera forza. E Dean Norris, anche se è arrivato soltanto più in là, è stato da subito gentilissimo, è una persona squisita.

Vedendo Sons of Liberty, viene da pensare come sia incredibile che quella che oggi è una delle potenze mondiali, all'epoca fosse soltanto una colonia...
Sì, è vero. Del resto ogni persona, ogni cosa al mondo è nata da qualcos'altro di più piccolo. Anche la quercia nasce da un seme minuscolo. E il bello è proprio andare a ritroso per osservare quel seme, per scoprire l'origine delle cose.

Aspirante rockstar in Killing Bono, principe Caspian nella saga di Narnia, Dorian Gray nell'omonimo film... nella vita sei stato tantissimi personaggi: a quale ti senti più legato?
È vero, sono stato fortunato a poter vivere così tante vite. Mi è piaciuto molto essere Neil McCormick in Killing Bono, così come mi è piaciuto molto essere Sam Adams in Sons of Liberty, perché è un uomo forte, è un leader, e c'è una parte di me che si sente così. Immagino che ogni ruolo che interpreto tiri fuori una qualche parte di me, per cui è difficile stabilire a quale io sia più legato.

E i tuoi ruoli futuri quali saranno?
Non so ancora che cosa girerò prossimamente... e non so ancora se da un giorno all'altro qualcuno mi chiamerà per dirmi che si va a girare  per quattro mesi a Bucarest, in Romania. (ndA: ride) Però quest'anno è in uscita Jackie & Ryan, in cui interpreto un musicista che salta sui treni per girare l'America. È un film a cui tengo molto, per cui spero che vada bene. E poi sono contento di sapere che dal... dal 3 marzo, giusto? Ecco, di sapere che dal 3 marzo anche in Italia mi vedrete in Sons of Liberty!